Proprio non posso farne a meno, devo parlare granata. Erano anni che il Toro non veleggiava nelle parti alte della classifica, addirittura in testa poi, anche se in compagnia del Padova. Siamo in serie B, d’accordo, non è assolutamente il caso di montarsi la testa, però meglio guardare tutti da lassù, certo sempre con grande umiltà, senza farsi illusioni, perché poi cadere dall’alto fa male, molto male. Però andare a vincere a Genova, battere la Sampdoria, vendicare l’amara sconfitta del 1972, quando l’arbitro Barbaresco non “vide” un sacrosanto goal dell’Aldo Agroppi, detto Agonia, scusate ma questo è veramente un gran bel godere. Solo tre mesi fa, con le voci di sicura cessione dei due gioielli, Bianchi e Ogbonna, noi tifosi granata ci stavamo preparando a un’altra stagione di sofferenza. Diciamolo pure, siamo abituati a soffrire ma le budella ormai non ce la fanno proprio più a contorcersi, quindi gioire non ci fa per niente schifo, anzi. Del presidente non so cosa dire, è facile parlarne male e di certo non mi viene da parlarne bene, forse preferirei vedere qualcun altro alla guida del Toro, ma chi ha soldi da spendere in un momento come questo e soprattutto chi ha voglia di investirli per una squadra di calcio, anche se con un indiscutibile passato glorioso, un passato glorioso sempre più lontano? Degli innumerevoli allenatori che si sono succeduti nell’era Cairo invece proprio preferisco tacere, avendo fatto tutti una fine ingloriosa, alla guida di una armata Brancaleone sempre più allo sbando. Poi un giorno è arrivato un signore, dall’aspetto garbato, dal forte accento genovese e dalle idee molto chiare. Non ha fatto proclami, ha chiesto che fosse messa a sua disposizione una rosa di giocatori capaci di soffrire in campo, e fuori, “una squadra con 20 titolari (anzi 23!)”, pronti a dare tutto, a essere sostituiti e a sostituire al momento opportuno, senza fare tante storie, e questo è di certo il valore aggiunto, quel Cuore Granata che mancava da tempo. I gioielli, Bianchi e Ogbonna, sono rimasti, e la loro presenza si sente e si vede, in attacco e in difesa. Ogbonna, l’Angelo nero, è in odore di nazionale ed è una sicurezza, sempre presente. Il Capitano, Rolando Bianchi, se utilizzato bene, il suo mestiere lo sa fare, non per niente ha segnato 50 reti in meno di 100 partite in serie B. Sia Angelo che Rolando meritano la serie A e sono in grado di guadagnarsela insieme ai loro compagni , tra i quali ci sono un sacco di giovani promettenti e di meno giovani volenterosi, insomma un bell’insieme di soldati di … Ventura. Crediamoci, ne vale la pena!

Fabrizio Scarpa – 5 ottobre 2011
“il Mercoledì” numero 36 anno XVII

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