«Qui noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi e per questo viene chiamato democrazia. Qui noi facciamo così. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, bensì come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato non lo consideriamo innocuo ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia, noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma che la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io penso che ogni cittadino debba crescere sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in sé stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che siamo aperti al mondo e non cacciamo mai uno straniero. Qui noi facciamo così!». A chi non farebbe piacere sentire un discorso così uscire dalla bocca di qualcuno che si trovi democraticamente a guidare il nostro paese? Parole simili, alla luce di quanto è successo nei decenni passati e a quanto accade ora e forse accadrà nel tempo a venire, sembrano uscite da un libro di fantascienza. Invece sono Storia! Le pronunciò Pericle, politico e stratega ateniese (495-429), nel 431 a.C., ai suoi concittadini e sono arrivate a noi grazie a Tucidide, grande storico ateniese. Oggi imperversano i begolardi e l’Italia naviga in acque sempre più torbide. Ancora una volta nulla sembriamo avere imparato dalla Storia, eppure basterebbe poco, basterebbe anche solo studiarla.
Qui noi facciamo così!
Fabrizio Scarpa – 16 maggio 2018
“il Mercoledì” n° 20 anno XXIV

