C’era una volta … un navigatore che sbagliò rotta. Non era un navigatore satellitare, era proprio un tizio, ed era italiano, che con tre navi aveva intenzione di andare nelle Indie, per intenderci di quelli che hanno fame, ma si ritrovò da un’altra parte del mondo, in quelle che chiamò comunque Indie, ma di quelli con le piume. Correva l’anno 1492 e quello fu l’inizio della fine per le tranquille popolazioni di quelle terre, che in quei luoghi erano giunti dall’Asia migliaia di anni prima, attraversando barriere di ghiaccio e terre desolate, alla ricerca di un luogo dove mettere su casa. Forse venivano dalle Indie di quelli che hanno fame e avevano fatto tanta strada alla ricerca di qualcosa da mangiare, che era l’impegno più importante e fondamentale per la loro sopravvivenza. Fu così che gli indiani con le piume, che non avevano più troppa fame, si ritrovarono, quel 12 di ottobre di quell’anno famoso, il navigatore che si era perso per mare, sbarcare sulle loro spiagge, piantare un pezzo di stoffa attaccato a una lancia e proclamare che quelle terre erano sue, o meglio della regina e del re che lo avevano finanziato. Non fu propriamente un incontro pacifico, in molti ci lasciarono non solo le piume ma anche la pelle, dopo qualche sporadico tentativo di scambiare preziose perline di vetro con oggetti d’oro di scarso valore. La pace per gli indiani con le piume rimase un ricordo e più volte avranno pensato che si stava meglio quando si stava peggio, perché di essere colonizzati non gliene importava affatto. Ma all’inizio del 1600 dall’Europa, soprattutto dall’Inghilterra dall’Irlanda e dall’Olanda, arrivarono a bizzeffe navi cariche di uomini e donne, dalla fedina penale assai corposa e niente affatto candida. Tra loro i Padri Pellegrini, più pellegrini che padri, che altro non erano che un gruppo di privati cittadini di religione cristiana puritana, a bordo della nave Mayflower. Fu l’inizio di un massiccio e interminabile flusso migratorio. Nel corso di un paio di secoli, una popolazione compresa tra i 50 e i 100 milioni di indigeni morì a causa dei colonizzatori: guerre di conquista combattute con armi impari, perdita dell’ambiente naturale e cambio di stile di vita, razzismo, malattie introdotte accidentalmente o addirittura volontariamente decimarono i nativi. Molti furono deliberatamente sterminati in quanto considerati biologicamente inferiori o culturalmente barbari. Secondo un censimento del 1980 risultavano poco più di un milione e mezzo i nativi negli Stati Uniti, il cui attuale Presidente, di origine europea, continua a dichiarare ai quattro venti l’America agli americani! Ma quali americani? Mi sembra anche di aver sentito proclamare da qualcuno l’Italia agli italiani, o forse mi sbaglio? Comunque è un’altra storia.
Si stava meglio … quando
Fabrizio Scarpa – 27 giugno 2018
“il Mercoledì” n° 26 anno XXIV
