Quando torno a Moncalieri dopo esserne stato lontano anche solo per qualche giorno provo, oramai da ben più di mezzo secolo, la stessa profonda sensazione. Da qualunque punto cardinale io rientri, e con qualsiasi mezzo, aereo treno auto o pullman, rivedo alla mia destra o alla mia sinistra l’inconfondibile e imponente sagoma del Monviso e dall’altra parte la secolare e magnifica struttura del Castello, con i suoi bastioni, le sue mura, ed è come se mi stessero ad aspettare, rassicuranti, come nostrane Colonne d’Ercole, a confermarmi, quasi parlandomi con il loro silenzio, di essere nuovamente a casa, perché, ancora più della porta delle mia mura domestiche, sono questi due giganti, dalle dimensioni ben diverse fra di loro attenuate dalla prospettiva, a farmi sentire veramente ritornato. Molti forse non comprendono perché io ami così profondamente la mia città, mia poiché ci vivo da quando sono nato, anche se nato fisicamente in una struttura pubblica torinese, anche se le radici della mia famiglia paterna, in me profonde, sono a Venezia, nella laguna, a Mazzorbo, nell’isola di Burano, quella famosa per i pizzi, e quindi fuori dal continente, e un altro quarto delle mie origini sta dalle parti di Alghero, antica colonia catalana, anche essa su una isola, la Sardegna. Ma è così, è proprio così, negli anni, forse perché col passare del tempo si sente di più il valore delle cose, Moncalieri la vedo sempre più bella, e mi viene da ringraziare chi fa qualcosa per abbellirla e da sperare che qualcuno continui a conservarla bella per me e per chi la ama.
Fabrizio Scarpa – 18 giugno 2008
“il Mercoledì” – numero 24 anno XIV



