Quali speranze per il futuro? A guardarsi intorno si direbbe che ce ne siano ben poche. Ma non bisogna, e non è giusto, disperare. Invece credo che sia fondamentale fare qualche passo indietro, tornare in qualche modo alla natura, riprendendoci quei tempi e quegli spazi che sembriamo avere dimenticato, in nome di non si sa bene che cosa. Gli ultimi sessanta anni, guarda caso proprio quelli che corrispondono alla mia età anagrafica, hanno visto un progredire incredibile della tecnologia. Non vi sto a elencare tutto ciò che è stato inventato e che avrebbe dovuto rendere la nostra vita più “comoda” e “pratica”. Ma non è stato così, a mio giudizio, assolutamente soggettivo. Siamo diventati schiavi del progresso e la vita quotidiana l’abbiamo ridotta a una corsa pazza verso non si sa bene dove, o cosa. Il “progresso” se da un lato ha agevolato il nostro lavoro in realtà ha tolto il lavoro a molti di noi: dove prima c’era una squadra di operai o uno sportello con degli impiegati spesso il tutto è stato sostituito da delle macchine, pratiche di certo e forse anche più veloci, ma “macchine”. E sono in via di estinzione anche tutta una serie di professioni, il gommista, il falegname, il calzolaio, lascio a voi continuare l’elenco, tragico purtroppo. Per agevolare il nostro lavoro quotidiano stiamo rischiando di rimanere senza lavoro e quindi … ? Quando sento che, per esempio, le vendite di autovetture sono paurosamente calate, non so se “piangere o ridere”. Chi, mi chiedo, può permettersi di comprarle, e chi può comprarsi una casa? Quanti giovani possono farlo e “mettere su famiglia”? Mi pare veramente che ci si sia fatti prendere troppo la mano. Cosa se ne farà l’essere umano di tanto tempo libero a disposizione se non avrà la possibilità di goderselo, in un mondo di disoccupati che nemmeno più riusciranno a mettere insieme il pranzo con la cena? Ecco, mi sono perso da quello che era il filo iniziale del mio discorso, lo spazio sta finendo e quindi non posso che darvi l’appuntamento alla prossima settimana con il compito di pensare a come fare qualche passo indietro oggi per andare avanti verso un domani migliore, verso un mondo di nuovo più “a misura d’uomo”.
Fabrizio Scarpa – 3 novembre 2010
“il Mercoledì” – numero 40 anno XVI


