“ … a me mi fa impazzire … con tutte quelle tutte quelle bollicine … ”, Vasco Rossi ha dedicato questi versi a quella famosa e diffusa bibita scura, nata negli Stati Uniti nel 1886, che personalmente apprezzo e, con moderazione, consumo, ma in queste righe mi permetto di fare mie le sue parole per esaltare una bevanda alla quale non rinuncerei per nulla al mondo. Non parlo del transalpino champagne né del nostrano spumante, che al cugino d’oltralpe niente ha da invidiare, mi riferisco invece all’acqua frizzante, gasata più o meno naturalmente, o se preferite addizionata di anidride carbonica (CO2), della quale sono assolutamente goloso. Colgo l’occasione per spezzare una lancia (e alzare un calice ricolmo dello stesso) in favore di questo magico liquido, per anni ingiustamente vituperato e accusato di colpe non sue. Non è vero infatti che faccia male o che gonfi lo stomaco, anzi molti studiosi oggi dicono che il gas in essa contenuto “esercita una pressione in grado di favorire lo svuotamento dello stomaco e il transito del cibo nell’intestino”, e mi permetto di sottolineare come le bollicine funzionino da anestetizzante per le nostre papille gustative dando l’inebriante sensazione che l’acqua “con le pulci”, come la chiamavo io da bimbo, disseti anche di più. Naturalmente, come per tutte le cose, ci possono essere delle eccezioni, infatti l’acqua gasata non deve essere consumata da chi soffre di reflusso gastroesofageo, in quanto le sue bollicine potrebbero accentuare l’acidità e il bruciore, causati dal cattivo funzionamento di una particolare valvolina, che fa così risalire il cibo verso l’alto. Per tornare ai vantaggi, la CO2 contenuta nell’acqua ne favorisce la conservazione, evitando che in essa proliferino invisibili e fastidiose “bestioline” niente affatto amiche dei nostri intestini. Fateci caso, l’acqua di montagna presa direttamente alla fonte è ottima bevuta sul posto o entro poche ore, ma provate a tenerla in un contenitore trasparente per qualche giorno e vi troverete sul fondo delle minuscole formazioni di colore verde, come delle piccole piante acquatiche, che mi piace immaginare popolate da microscopici e invisibili “pesciolini”, niente di velenoso naturalmente ma con qualche effetto di primario e ineludibile “bisogno”. Cin cin!
Fabrizio Scarpa – 21 ottobre 2009
“il Mercoledì” – numero 38 anno XV



