Nella regione padana della Longobardia, terra natia di uno dei più famosi molto onorevoli della nostra Repubblica, il “senatur” Umberto, ora al parlamento europeo, spargitore delle acque dell’antico Eridano (leggi Po), vive, e attualmente frequenta le alte sfere della classifica del campionato di calcio di serie A, una squadra che scende in campo formata da “extracomunitari”, salvo qualche portoghese, qualche franco africano, uno parzialmente svedese e pochissimi italici. Un tema molto forte quello riguardante gli extracomunitari, sia per gli sbarchi delle carrette del mare, sia per le problematiche sui nomadi, sulla microdelinquenza, eccetera, eccetera, tema nel quale non intendo addentrarmi. Per tornare alla squadra longobarda, fin dalla sua nascita (dovuta a un gruppo di svizzeri) e dal suo nome, Internazionale, ha sempre avuto nel suo D.N.A. il fatto di essere proiettata oltre i ristretti confini del nostro stivale. Niente di autarchico perbacco, e nessuna intenzione di sposare le tesi di Blatter, svizzero presidente della F.I.F.A. che vorrebbe limitare il numero degli stranieri inseriti nelle formazioni di calcio, ma negli ultimi tempi la misura è stata un poco superata. Due considerazioni: prima di tutto in tali circostanze diventa difficile che possano emergere eventuali giovani talentuosi provenienti dal vivaio, e in seconda battuta creare una squadra competitiva pare così dovuto solo ed esclusivamente alle capacità economiche della società. Quantomeno curioso rimane il fatto che questo accada nella regione del “senatur”.

Fabrizio Scarpa – 7 novembre 2007
“il Mercoledì” – numero 40 anno XII

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