Allora forse è vero che le disgrazie o la malasorte (per non parlare della LIVELLA del grande Totò, che toccava una cosa ben più esiziale), mette tutti sullo stesso piano. I beneodiati cugini della zebrata e gobbuta Juventus sono scesi in piazza, sotto un caldo tropicale, provenienti da tutta Italia, per ribadire il loro orgoglio bianconero, al di sopra e al di fuori dei recenti scandali. Si erano ripromessi di essere centomila, forse erano tra i venti e i trentamila, in verità il numero non ha grande rilevanza, poiché è il fatto quello che conta, in particolare per della gente abituata a trionfi in patria in Europa e nel mondo, ma solitamente un poco più lontana dalla loro Amata quando la ruota gira in modo meno favorevole, lasciando spesso gli spalti dello stadio semivuoti. Noi granata, ma questo non può essere un vanto, siamo molto più abituati alle avversità e, a parte alcune contestazioni, per altro provenienti da frange emarginate di tifoseria, soliti a stringerci attorno al nostro Vecchio Cuore Granata. Un fatto inoltre ci avvicina un poco in questo momento, la solidarietà per Gianluca Pessotto, vittima di un gesto autolesionistico, dettato probabilmente da uno stato di depressione, male tanto occulto quanto diffuso e spesso purtroppo trascurato, e che ci auguriamo si possa presto riprendere, ricordando con affetto la bella annata trascorsa con la maglia del Toro. L’atavico odio per i centenari rivali si trasforma quanto meno in comprensione per i tifosi, senz’altro vittime di un difficile momento.

Fabrizio Scarpa – 5 luglio 2006
“il Mercoledì” – numero 28 anno XII

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