Da Campioni del Mondo a campioni nel fondo! L’epilogo della spedizione italiana ai Mondiali di Calcio in Sudafrica è stato disastroso. Alla squadra azzurra era toccato un girone decisamente abbordabile, forse uno dei più facili, la cronaca è nota a tutti e non mi sembra il caso di ripetere i fatti, per rigirare il coltello nella piaga, una ferita ancora aperta per i milioni di tifosi che sono rimasti ammutoliti di fronte ai risultati dei Campioni del Mondo del 2006. Personalmente non ho sofferto più di tanto, non sono arrivato al punto di tifare contro, ma onestamente non mi sono mai sentito legato a una compagine che non è riuscita a far vibrare le corde del mio cuore, granata e assolutamente non obiettivo. Le cause della disfatta sono state, a mio modesto parere, un eccesso di “lippidi” e una profonda crisi del “sistema calcio” italiano. L’arroganza del C.T. Marcello Lippi ritengo sia stata insopportabile e inaccettabile. Ha voluto scegliere giocatori bolsi o giunti al capolinea della loro carriera, lasciando a casa alcuni elementi che avrebbero potuto dare valore a una compagine priva di talenti. Forse non sarebbe servito a molto ma almeno si sarebbe potuta evitare la vergogna. Una squadra non deve essere messa insieme in base alle simpatie o alle antipatie personali e Lippi ha difeso sempre l’indifendibile, con il patetico finale nel quale si è attribuito tutte le colpe. Non ho mai provato simpatia per questa persona e il suo comportamento non ha fatto altro che aumentare in me l’antipatia nei suoi confronti. Ma la colpa non è tutta sua! Nel 2006 la nazionale si basava sul blocco juventino, nel quale bene si sono poi inseriti alcuni elementi di notevole valore tecnico, e la dea bendata ben disposta ha fatto il resto. Nel 2010 la squadra che ha vinto il tutto e il di più è formata quasi esclusivamente da giocatori stranieri, peraltro nel pieno rispetto del suo nome, Internazionale, e uno dei pochi italiani presente nell’organico, giovane e ricco di talento (anche se con un carattere difficile) è stato lasciato a casa. Questa è un’altra causa della disfatta, la mancanza di cura dei vivai giovanili, e il futuro più che grigio pare essere nero. E poi, a costo di essere accusato di ragionare da vecchio, il gioco del calcio, guastato dai troppi soldi e dalle televisioni, non è più quello di una volta.

Fabrizio Scarpa – 30 giugno 2010
“il Mercoledì” numero 26 anno XVI

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