Vi sarà certamente capitato di osservare i cuccioli umani, figli vostri o di altri poco importa, e avrete notato come siano delle vere e proprie spugne nell’incamerare nozioni e dei piccoli geni nell’utilizzare in tempi brevissimi tecnologie che per noi, “bambini dell’altro ieri”, sono distanti anni luce. Mi riferisco ai bimbi nelle età che vanno da quella che oggi si chiama scuola materna sino alla fine del ciclo della cosiddetta elementare, ovvero dai tre ai dieci anni, circa. Praticamente appena dismesso il pannolino, e prima di essere immessi a tutti gli effetti negli ingranaggi della vita. Un processo necessario, inevitabile, poiché essi sono graziosamente “anarchici”, quantunque spesso educati e rispettosi. Standoli ad ascoltare c’è veramente molto da imparare. Hanno una “saggezza” che sovente lascia basito l’uditore “adulto”, con considerazioni anche “filosofiche”. Di certo non si inventano nulla, semplicemente filtrano, con la loro innocenza e incoscienza, tutto ciò che ci sentono dire, e lo sintetizzano, senza malizia. Anche nei loro giochi e, perché no, nelle loro liti. Niente a che vedere con i comportamenti degli esseri umani in probabile età matura, in particolare quando si tratta della gestione del potere, delle ricchezze, sempre di più solidamente nelle mani di persone ampiamente in età da pannolone. Pannolone e pannolino, due periodi solo apparentemente lontani. Non sarebbe male che i “grandi” si comportassero un poco di più da “bambini” in senso positivo, senza fare capricci.

Fabrizio Scarpa – 7 febbraio 2007
“il Mercoledì”- numero 5 anno XIII

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