Prendendo spunto da Cristiano De André e da suo padre Fabrizio, forse uno dei più grandi poeti del nostro tempo, anche se sotto le più “modeste” spoglie di cantautore, mi sono ritrovato a trattare di un argomento interessante e oserei dire anche scottante, quello del rapporto tra padri e figli. Questi angoli, dopo una settimana dalla pubblicazione su “il Mercoledì”, finiscono sul mio blog (http://langolodimangiafuoco.blogspot.com/) e quindi su Facebook. Da alcuni commenti è nato un dibattito che mi pare interessante riportarvi. Ho sostenuto la tesi che è difficile essere figli e ancora di più essere genitori. L’amico Franco, che conosco da trentacinque anni, mi ha scritto paragonando i genitori a quelle opere che acquistano valore solo dopo la morte del loro autore, aggiungendo che non è necessario essere famosi per essere bravi padri. Ho sottolineato nella risposta che concordavo, sostenendo però che a volte può essere di ingombro avere un padre famoso e poi ho citato Eduardo de Filippo che in una sua commedia ha scritto che spesso “da genitori imparati nascono figli ignoranti e da genitori ignoranti nascono figli imparati”. Franco ha ribattutto: “ … Eduardo apparteneva a un periodo in cui il valore della famiglia era al di sopra di qualsiasi egoismo. Dipende dall’impegno dei genitori lo sviluppare al meglio le qualità dei propri figli. Sono loro che tutti gli anni nell’autunno (ad inizio scuola) devono operare come per le giovani pianticelle: potare i rami secchi. E quindi prepararli in modo degno per la vita futura. Molto modestamente a differenza del grande Eduardo io penso che i figli possono essere imparati o ignoranti: molto dipende dalla fortuna e dalle raccomandazioni.” A Franco ha fatto seguito Eliana: “ … condivido appieno le tue parole, ma mi permetto di far presente che non tutti i genitori attuali sono egoisti: qualcuno che va contro corrente con fatica c’è ancora, e viene guardato con rispetto dalle persone ricche di valori ma con distacco e ironia dalla massa della gente”.
Genitori e figli, un rapporto difficile ma importante, il filo che ci dà continuità di generazione in generazione, dando un senso alla nostra vita.

Fabrizio Scarpa – 3 marzo 2010
“il Mercoledì” – numero 9 anno XVI

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