Bocciati! Mi dispiace, cari amici e cari “ex compagni” di scena del Laboratorio di Cambiano, il giudizio è negativo. Con questa messa in scena de “Lo stato d’assedio” di Albert Camus avete superato tutti i livelli di sopportazione che il vostro pur buon amico Mangiafuoco ha nelle sue riserve, ampie e capaci. Sarò costretto a non venire più a vedervi. Non posso continuare a farmi del male, a soffrire con voi e per voi, seduto nella solita poltrona della solita terzultima fila. So perfettamente che predico nel deserto, e nel buio financo, ma questa volta il colmo è stato raggiunto e superato, per quanto sono certo che siate in grado ancora di superarvi, così da aumentare ulteriormente le mie inutili sofferenze. Non è di certo l’invidia a muovere i miei sentimenti e a condizionare il mio giudizio, sapete bene che, almeno in questo momento, non sento la mancanza dello stare in scena. Ciò che mi domina è la rabbia. Quando assisto a un vostro spettacolo mi arrabbio, anzi (mi sia consentito il termine!) mi incazzo furiosamente. Più o meno velatamente l’ho scritto già altre volte: alcune delle vostre rappresentazioni sono state degne di ben maggiore riscontro di quanto non possano averne avuto, grazie alla bravura degli attori, alla capacità dei registi, all’intensità delle colonne sonore, alla ricchezza e alla semplicità dei costumi e delle scenografie. Orbene come dicevo il segno è stato superato. Non voglio esagerare con i superlativi, ma questa messa in scena de “Lo stato d’assedio” non posso che definirla sontuosa, praticamente perfetta, fermo restando che tutto può essere sempre ulteriormente migliorato. La regia di Cristiana Pavesio dimostra una profonda analisi del testo, che viene trasferita negli interpreti, che con maestria si calano nei vari personaggi. Dal coro, formato da tredici attori molto ben amalgamati ma anche individuabili singolarmente, ai protagonisti della vicenda, tutti vengono mossi sul palco con precisione assoluta da una regia che nulla lascia al caso. Beppe Miletto disegna un Nada (il pezzente Niente) con sicurezza e ricercata sofferenza, Fiorella Riggi è una splendida Segretaria (la Morte comprensiva), Mirko Schenardi si destreggia con mestiere nella parte della Peste (il Potere che tutto fagocita), Albino Marino e Alberta Magliano, belli e bravi, sono Diego e Vittoria, gli innamorati senza pace. Bravi tutti, in scena sono ventitré, oltre alla regia ai tecnici e a chi ha curato scene costumi e trucco, in un insieme che resterà indimenticabile. Come ho già detto io sono molto arrabbiato perché anche questo spettacolo meriterebbe maggiore visibilità. Continuerò ad accusare gli amici cambianesi di bulimia e onanismo: bulimia di produzioni e onanismo di rappresentazioni (poche e quasi fatte per un piacere personale). In soldoni, per chi vuol capire capisce, la quantità va a discapito della qualità. Alla salute e … chi non beve con me … Peste lo colga!

Fabrizio Scarpa – 20 novembre 2013 “il Mercoledì” n° 42 anno XIX

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