Un rigore mai tirato da Gigi Meroni, Torino-Sampdoria finì 4 a 2 con una tripletta di Combin e un gol di Moschino, Agroppi esordì in quella partita ma non entrò al posto di Gigi, in quello che fu il suo ultimo giorno di vita. “La farfalla granata”, la fiction molto liberamente tratta dall’omonimo libro di Nando dalla Chiesa, presenta molte inesattezze ed errori storici, forse voluti dagli sceneggiatori che hanno dato al film tv un impronta più da favola d’amore che non da storia di un grande campione morto tragicamente a soli 24 anni. Le maglie del Genoa con il logo attuale, gli striscioni e le bandiere del Toro post fallimento e lo splendido gol segnato all’Inter nello stadio di Torino anziché a Milano, con un Comunale già diventato Stadio Olimpico, sono solo alcune delle “licenze” che gli autori si sono prese. Probabilmente ci avranno fatto caso solo coloro che hanno vissuto quei momenti, più o meno dal vivo. Tutte cose che forse avranno fatto sobbalzare molti e scandalizzare tanti altri ma che finiscono per essere irrilevanti nel contesto di quella che è una bella storia d’amore e non di certo la biografia di un grande campione del calcio, giudicato un anticonformista per l’aspetto, barba incolta e capelli lunghi, con passioni ed estro artistico che esprimeva non solo sul campo di calcio ma pure sulle tele. Soprannominato “il quinto Beatles” per la sua eccentricità e per il suo modo di vestire, andava in giro al volante di una Balilla e con una gallina al guinzaglio. Si innamorò di una donna sposata, facendo parlare molto di sé ma difendendo sempre strenuamente il suo amore. Gli antichi erano convinti che chi moriva giovane fosse caro agli dei. «A Gigi Meroni, calciatore-artista vissuto il tempo di una farfalla, qualcuno sembra aver voluto bene per davvero». Così si chiude il libro che ha ispirato il film e che vi consiglio di leggere. A interpretare Meroni è stato un bravo Alessandro Roja, già visto nella parte di Dandi in “Romanzo criminale”. Di spicco, nella parte del paron triestino Nereo Rocco, un intenso e commuovente Francesco Pannofino, mentre è da segnalare la presenza di alcuni amici attori torinesi, da Roberto Accornero, il parroco amico della famiglia Meroni, ai radiocronisti Raffaele Amarena e Franco Barbero, al tifoso genoano Eugenio Gradabosco. Si poteva “dare di più” sicuramente, ma il prodotto finito è risultato gradevole, a giudizio mio e dell’Anticosaggio, e probabilmente è servito a far conoscere Gigi Meroni a un pubblico più vasto. Di certo si è visto di peggio.

Fabrizio Scarpa – 13 novembre 2013 “il Mercoledì” n° 41 anno XIX

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