Credo proprio sia il caso di concludere questa serie di disquisizioni, forse anche un poco sterili, sulla altalenante alternanza dei nostri due (per ora) poli politici. Me lo ha detto anche il mio amico Antico Saggio (a proposito sta bene e vi saluta), con il quale spesso mi confronto. Devo dire che è molto democratico, nelle nostre discussioni mi concede di avere torto solo in un terzo delle occasioni, mentre negli altri due terzi devo ammettere che ha ragione lui. Ma non devo distrarmi, anche perché è certo che ho abbastanza smarrito il senso del mio discorso primordiale. Ho però una radicale certa certezza: o tutti quanti insieme ci si dà da fare a tirare fuori la nostra “barca” dalle acque agitatissime in cui si trova, oppure a fondo ci si va tutti, e questa volta nessun Noè sarà in grado di costruire in tempo una qualche benedetta arca. E se dico tutti voglio dire nessuno escluso, poiché ritengo che il pericolo sia molto alle porte. Coloro che non arrivano alla metà del mese, con grandi difficoltà a mettere insieme anche solo il pranzo con la cena, presto si troveranno a fare un solo pasto, forse, al giorno, ma anche i tenutari dei grandi capitali temo che ben poco o nulla di tutte le loro ricchezze potranno fare. La vita economica, e di conseguenza la politica, non è un gioco da tavolo come il mitico Monopoli, per cui le “Api regine” hanno bisogno delle “api operaie” per non rischiare di regnare sul nulla e quindi di scomparire. Non so come, ma voglio, e devo credere che un futuro roseo lo si possa ancora conquistare.
Fabrizio Scarpa – 15 novembre 2006
“il Mercoledì” – numero 46 anno XII

