Rimpianto, nostalgia? Ripensando a un tempo passato nel quale forse le cose andavano meno peggio, credo sia semplicemente commozione quella che provo guardando le simpatiche avventure di Peppone e Don Camillo. Anche le pietre sanno che Giuseppe Bottazzi e Don Camillo Tarocci sono due personaggi di fantasia, nati dalla penna di Giovannino Guareschi. Due “ragazzi del ’99”, l’uno sindaco e l’altro parroco di un paesino emiliano della bassa valle del Po, che si sono conosciuti militando tra i partigiani, e che se da una parte sono sempre pronti a litigare, fermamente convinti della validità delle proprie posizioni, dall’altra riescono a trovare una soluzione giusta per la collettività. I primi film risalgono oramai a sessanta anni fa e sono magistralmente interpretati da Gino Cervi e da Fernandel. Saranno stati programmati decine di volte eppure li guardo sempre volentieri perché provo sensazioni positive a vedere il comunista Peppone entrare di nascosto in chiesa per chiedere aiuto o consiglio al suo nemico-amico Don Camillo, il quale non disdegna di fare altrettanto. Nessuna nostalgia della prima repubblica ma, quando la DC era al governo e il PCI faceva un’opposizione dura ma costruttiva, sembrava che le cose andassero meglio di oggi, considerando come è messo il nostro paese, finito nella palude di una crisi della quale viene difficile vedere la fine. In quegli anni si era avversari e non nemici, il ricordo della guerra era ancora molto presente, c’era grande rispetto degli uni verso gli altri, cosa che oggi manca totalmente, anche all’interno degli schieramenti, che stanno insieme non per un ideale comune ma per combattere un comune nemico. Non so se all’epoca di Peppone e di Don Camillo le cose andassero veramente meglio, ma questo è quello che traspare nell’assistere alle loro vicende, che riguardano l’andamento quotidiano della loro città. Forse vedendo il sindaco e il parroco impegnati a raggiungere un fine comune mi illudo che anche nella vita reale le cose andassero nello stesso modo, permettendo così alla fantasia di sostituirsi alla realtà, senza tenere conto che i disastri odierni forse hanno profonde radici lontane. Questo però non mi toglie dalla testa che quelli di Peppone e Don Camillo fossero bei tempi, almeno per le due ore della durata del film. Malgrado la pubblicità.

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