“Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me, questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e questo io non lo dimenticherò mai. E questo grazie, a questa cara e buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto e aggiungo un’altra cosa: io sono qui anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. E ora cominciamo, esattamente come facevamo una volta!”. Con queste parole, che ho cercato di riportare integralmente, Enzo Tortora tornò in televisione il 20 febbraio 1987, a ricominciare con il suo Portobello, dopo che era stato arrestato il 17 giugno 1983, accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico e di spaccio di stupefacenti. Le accuse si basavano sulle dichiarazioni di alcuni pregiudicati appartenenti alla malavita milanese e sulle affermazioni di alcuni pentiti facenti parte della Nuova Camorra Organizzata. Più di tre anni, durante i quali Tortora fu vittima di una grave persecuzione giudiziaria e mediatica, e passò gran parte del suo tempo in prigione o agli arresti domiciliari, prima che venisse alla luce il fatto che tutte le accuse a suo carico erano infondate. In quel periodo fu anche eletto deputato al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale, carica dalla quale si dimise, rinunciando all’immunità parlamentare, per poter essere processato e quindi provare la sua innocenza. Enzo Tortora muore per un tumore ai polmoni il 18 maggio 1988, avrebbe compiuto sessanta anni il 30 novembre. Ricordo bene quei fatti e meglio me li ha riportati alla memoria uno sceneggiato in due puntate, diretto e interpretato da Ricky Tognazzi, andato in onda proprio in questi giorni, durante i quali è “fiorito” uno scandalo alla Regione Lazio, e la Guardia di Finanza sta indagando sui conti di altre regioni per l’uso improprio di fondi pubblici. Evidentemente l’Italia è ancora un paese molto ricco perché a quanto pare c’è ancora parecchio da rubare. Perché il Presidente della Regione Lazio non ha parlato prima dato che prima di dimettersi ha dichiarato che poi avrebbe detto “tutto”? Ma altri “polveroni” si stanno sollevando in questi giorni, non ultimo la condanna ad alcuni mesi di carcere inflitta al direttore di un giornale per la “responsabilità oggettiva” riguardante un articolo scritto e firmato con uno pseudonimo da un suo “collaboratore”, il quale ha aspettato fino all’ultimo prima di prendersi le proprie responsabilità. Infine una domanda mi viene spontanea: perché fa così tanta paura, soprattutto all’interno del suo partito, Matteo Renzi? Ne riparleremo presto.

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