Alla faccia di chi gli vuol male il popolo italiano è sceso in massa nelle piazze nelle vie e nei vicoli per festeggiare il 150° anniversario della sua “Unità”. Una unità per la quale ancora molto c’è da lavorare, cosa che non ha però impedito di sventolare il tricolore e di cantare l’inno nazionale per un evento non di stampo calcistico o quantomeno sportivo. E un’altra opportunità è stata quella di guardarsi attorno. Musei, siti storici e archeologici aperti, anche fino a tarda ora, ci hanno ricordato, se mai ce ne fosse bisogno, che nel nostro piccolo paese si trovano i due terzi di quello che è il patrimonio artistico del mondo intero. Un piccolo paese dunque che è la culla della storia e della cultura. Cultura, una parola che sembra nessuno voglia pronunciare, come se fosse simbolo di cose inutili e superlflue. Cultura che invece è la nostra vera ricchezza, il nostro patrimonio che molti ci invidiano e che dovrebbe essere il veicolo trainante della nostra economia. Cultura che è turismo, spettacolo. Abbiamo mari, monti, colline, laghi, città d’arte uniche al mondo, non sto a fare nessun elenco, credo che tutti dovremmo conoscere a sufficienza il nostro paese. Eppure quando si parla di sprechi si finisce sempre per parlare della cultura. Ma cosa sono allora i 300 milioni di euro che vengono buttati via per la pura idiozia di non accorpare i referendum con le elezioni amministrative del prossimo maggio? 300 milioni che sono una cifra superiore a quella stanziata per il FUS nel 2011. Il Fondo Unico per lo Spettacolo è stato creato nel 1985, “per finanziare cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, e per promuovere e sostenere manifestazioni e iniziative di carattere e di rilevanza nazionale in Italia e all’estero”. Sarebbe un’idiozia se chi ha i pozzi di petrolio li distruggesse, anche se in effetti qualcuno talvolta lo fa. Noi non abbiamo il petrolio, non abbiamo materie prime, per l’energia dobbiamo dipendere sempre da altri, ma potremmo usare al meglio tutto quanto di bello e di fatto bene abbiamo per essere non solo meno poveri ma anche un poco più ricchi.

Fabrizio Scarpa – 23 marzo 2011
“il Mercoledì” numero 12 anno XVII

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