Il terzo tempo. Questo rituale si svolge alla fine di una partita di “rugby”, che sia una amichevole o la finale di un importante torneo internazionale, come ad esempio il Sei Nazioni, in cui Francia e Italia competono con le quattro squadre britanniche, e che poche settimane fa ha visto la nostra nazionale evitare il “cucchiaio di legno”, simbolicamente assegnato alla formazione che perde tutte le partite. Già prima dell’incontro, mentre i giocatori si preparano alla dura tenzone, i tifosi delle due squadre rivali socializzano, banchettando insieme tra fiumi di birra, tra avversari amici che si incontrano dopo molto tempo. Poi i trenta guerrieri scendono in campo, ed è giusto ricordare i mitici All Blacks neozelandesi che svolgono una vera e propria danza rituale, la Haka, che incute terrore agli avversari. Per ottanta minuti, come due branchi di lupi in caccia, si danno battaglia, con violenza ma anche con correttezza e con grande rispetto per il nemico, per conquistare il territorio e quindi la meta. Al termine vincitori e vinti si abbracciano, si scambiano le maglie sudate e infangate, e insieme continuano la partita fuori dal campo, nel terzo tempo, con le gambe sotto il tavolo, passando ore e ore a mangiare e bere nel più puro spirito cameratesco. E tutto ciò avviene in modo assolutamente naturale, molte volte con gli stessi direttori di gara e con tifosi delle parti avverse. Proprio come nel calcio, no?

Fabrizio Scarpa – 2 aprile 2008
“il Mercoledì” numero 13 anno XIV

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