Il nome è dolce, può ingannare, sembra quello di un fiore. “Aedes albopictus” è invece la famelica e fastidiosa “zanzara tigre”. Proveniente dal sud est asiatico, ha fatto la sua comparsa in Italia nel 1998. Negli anni si è adattata al nostro clima, tanto da resistere al freddo invernale per ripresentarsi, verso la metà di maggio, più affamata che mai. Le femmine si nutrono prevalentemente di sangue, umano e animale, necessario alla produzione delle uova. A differenza delle comuni zanzare (Culex), delle quali avremmo fatto volentieri a meno, che ci assaltano durante la notte, con quel ronzio da aerei in picchiata, le “tigre” sono attive preferibilmente di giorno, sono silenziose e pungendo più elementi possono trasmettere malattie. Ora la loro utilità risulta quantomeno bizzarra. Certo faranno parte del ciclo nutrizionale, ma dato che, tra gli animali che si cibano di questi fastidiosi insetti, rondini e pipistrelli rischiano l’estinzione, “grazie” all’opera del genere umano, viene da pensare che le loro punture, atte a prelevare sangue, siano solo più una punizione per chi ha sovvertito, forse irrimediabilmente, l’ordine naturale delle cose. Tempo fa i cieli, dall’inizio della primavera fino ai primi di ottobre, erano costantemente solcati durante il giorno dalle rondini, il cui nutrimento principale sono mosche e zanzare. Poi l’uomo, non si capisce bene per quale motivo, ha fatto di tutto per eliminare tutte le possibilità di nidificazione per questi simpatici passeracei, già falcidiati dai pesticidi. Così pure, per le stesse cause, le notti sono oramai quasi totalmente prive dei voli parabolici dei pipistrelli, altri grandi divoratori dei fastidiosi insetti (circa duemila a testa per notte!!!). Quindi, se ci vogliamo salvare dalle urticanti punzecchiature, bisogna fare qualcosa per permettere che pipistrelli e rondini riprendano a riprodursi, perché sono loro, e non loro solamente (anche pesci rossi, tinche, diverse piante, …), i nostri migliori alleati nella lotta contro le zanzare, tremiladuecento specie sparse per il mondo e sicuramente pronte a trasferirsi qui da noi.
O preferiamo continuare a grattarci?
Fabrizio Scarpa – 19 maggio 2010
“il Mercoledì” numero 20 anno XVI



