Sono molto deluso da tutto quanto noi umani stiamo combinando in giro per il mondo, quindi non riesco a fare altro che rifugiarmi tra quella che mi sembra essere la parte migliore del mondo animale, cani, gatti, cavalli: l’elenco potrebbe essere lunghissimo, quindi mi fermo. I cani, che mi piacciono molto, non li conosco così bene come i gatti, con cui ho condiviso praticamente tutta la mia vita e ai quali mi sento molto più simile. Non so se sono stato io a scegliere di avere un gatto accanto, più probabilmente sono stato adottato dai felini che mi hanno fatto compagnia nel corso di quasi quattordici lustri. Quando ero bimbo viveva in famiglia una bella gatta soriana tigrata grigia, che tutti chiamavamo affettuosamente Mamma, salvo mio fratello più piccolo Daniele, che amava chiamarla Gatta Grossa. Questa micia ha vissuto a lungo con noi, raggiungendo un’età considerevole per un felino. Tranquillamente entrava e usciva di casa, trovava sempre una porta aperta, faceva la sua vita da gatto e teneva lontano i topi, lavoro quotidiano che svolgeva con grande perizia. Tornava tutti i giorni dal suo girovagare, salvo durante le fughe d’amore, quando incontrava un gatto maschio con il quale si accoppiava, dopodiché si ritirava in casa per un bel po’, stanca e … incinta. Grazie ai tanti micetti sfornati si era meritato negli anni il nome di Mamma, al quale lei rispondeva correndo incontro miagolando. Quando si avvicinava il momento del parto, quella deliziosa micia, cercava uno della famiglia, per farsi accarezzare la pancia e si metteva in posizione strategica perché la si aiutasse a mettere al mondo le sue creaturine, tre o quattro, non di più. La prima volta che toccò a me, quegli esserini umidicci, avvolti nella placenta, mi crearono un poco di disagio, perché la loro mamma me li sfornava in mano, mentre la stavo accarezzando, anzi massaggiando; poi ci feci l’abitudine, quasi fossi il suo ostetrico. Appena nati, da mamma premurosa, li leccava uno per uno, ripulendoli perfettamente, in modo che si potessero attaccare alle sue mammelle per la loro prima poppata. Erano altri tempi, di gatti in giro ce n’erano molti, più o meno randagi, ma i cuccioli di Mamma Gatta Grossa hanno sempre avuto un futuro, rimanendo in famiglia o venendo adottati da qualche amico. Questa micia ha vissuto oltre venti anni con noi, e quando se ne andò nei Verdi Pascoli stavo facendo il servizio di leva e purtroppo non le ero accanto. L’ultima erede, sua nipote Pallina, una micia tutta bianca, visse anche lei quasi venti anni e ricordo che le piaceva stare in alto, su un armadio, un soppalco, una libreria o sul frigorifero.
Una Mamma felina
Fabrizio Scarpa – 13 giugno 2018
“il Mercoledì” n° 24 anno XXIV


