“Fabrizio De André veniva dalla buona borghesia, altri cantautori da un ambiente cittadino, io vengo dalla campagna, dalla montagna!”. Francesco Guccini, modenese, in una intervista ha parlato della presunta rivalità con De André, come lui nato nel 1940, di cinque mesi più vecchio, morto nel 1999. Era abbastanza una consuetudine negli anni sessanta schierarsi con i Rolling Stones piuttosto che con i Beatles o appunto con Guccini anziché con De André. Dualismi assurdi, mai alimentati dagli interessati, così diversi non solo per estrazione sociale. Personalmente seguivo di più Fabrizio, ma ho imparato ad amare le canzoni di Guccini soprattutto attraverso il gruppo dei Nomadi del grande Augusto Daolio. Qualche volta sono andato ai concerti del cantautore modenese e pochi giorni fa a Torino l’ho trovato ancora di una simpatia notevole, di una grande apertura mentale, con i suoi piacevoli “racconti” prima delle canzoni. De André era molto schivo, quasi si vergognava di cantare in pubblico, e solo con il passare degli anni è diventato un poco estroverso. Guccini inizia a scrivere e a cantare le sue canzoni a diciotto anni e non ha mai negato di dovere la sua maturazione artistica, oltre che a Bob Dylan, al gruppo torinese dei Cantacronache di Fausto Amodei, Sergio Liberovici e Michele Straniero: queste sono state le sue “diete musicali”, come lui stesso ama definirle. Francesco e Fabrizio si conobbero a Modena nel 1967, avevano amici comuni, e da allora sono sempre stati in contatto. Guccini racconta con fierezza di conservare un biglietto da mille lire con la firma di De André, frutto di una vittoria in un testa a testa a scopa. Quindi una rivalità presunta e assurda, forse alimentata dalla politica di quei tempi: Fabrizio era un “non schierato” quasi un“anarchico”, mentre Francesco era molto apprezzato negli ambienti della sinistra, anche quella estrema. Avevano progettato di fare insieme una serie di concerti, De André ci teneva anche se si scherniva dicendo a Guccini: “belin figgeu, tu parli tanto nei concerti, io per niente”.
Io li ho apprezzati entrambi, anche se in modo diverso. Classe 1940, la stessa dell’Anticosaggio, mio amato Consigliere e Maestro, una annata che molto ha prodotto non solo in campo musicale e che ancora molto ci dà e continuerà a darci.
Settantamidatanto!
Fabrizio Scarpa – 15 settembre 2010
“il Mercoledì” – numero 33 anno XVI

