Questa settimana proprio non mi riesce di essere ironico, di scrivere qualcosa di spiritoso, come è nello stile di Mangiafuoco (qualche volta a onore del vero più Sputafuoco). A leggere, sentire, vedere le notizie che ci giungono dal nostro paese, mi prende un senso di angoscia, tra la costernazione e la disperazione. Vorrei quasi non scrivere nulla, per protesta contro le cattiverie e le ingiustizie che quotidianamente vengono perpetrate da persone apparentemente insospettabili nei confronti di creature indifese, ignare. Ce ne sarebbe da riempire pagine e pagine a commentare anche solo una parte di queste nefandezze. Uno zio che uccide la nipote adolescente, abusando poi del suo corpo inerme, e quindi si lascia andare a una messinscena con pianti lagrime e disperazione. Un ragazzo massacra il padre, per chissà quali motivi, con oltre cinquanta coltellate, stando seduto dietro di lui sulla moto, durante una tranquilla gita in campagna. Un energumeno a forza di botte si accanisce, riducendolo in fin di vita, su un tassista che ha investito e ucciso, involontariamente, il cagnolino della fidanzata, lasciato senza guinzaglio, mentre la gente sta a guardare con indifferenza. Una madre chiude la bimba appena partorita nella lavatrice, e solo il caso la salva da una morte certa. In metropolitana un ragazzo colpisce a pugni una giovane donna, mandandola in coma, e non si capisce il perché di questa aggressione. No, non si possono paragonare individui simili alle bestie, gli animali non fanno cose di questo genere, più volte l’ho ribadito. Forse questi fatti sono sempre accaduti, dice qualcuno, sono amplificati dai “media”, dicono altri, il mondo mi pare sempre più fuori di testa, dico io. L’elenco potrebbe non finire mai, io tendo a non leggere i giornali o a non guardare i notiziari alla televisione, ma questo non cambia lo stato delle cose, è solo tentare di nascondere la testa sotto la sabbia, di non guardare in faccia la realtà. Poi ci sono le “guerre”, perché di guerre si tratta, e ancora altri militari sono morti, vittime di attacchi, di imboscate. Si discute se sia giusto mandare truppe in zone ad alto rischio, ben sapendo quali possano essere le conseguenze. Purtroppo si sa che questo può succedere, e bene lo sanno i soldati italiani che, da volontari, si offrono per queste missioni impossibili. Almeno in questi casi l’andare è una scelta, consapevole, e non l’obbedire, comunque, a un ordine. Non ci rimane che piangere, per il resto, onestamente, non so che dire.
Fabrizio Scarpa – 13 ottobre 2010
“il Mercoledì” – numero 37 anno XVI

