«Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni, che più ne scrivi più sei bravo e fai danè …», comincia così la penultima strofa di “Luci a San Siro”, una canzone del 1971 di Roberto Vecchioni, una delle tante, splendide, del Professore, molte delle quali frutto della collaborazione con il musicista Andrea Lo Vecchio. “Luci a San Siro” è da sempre la prima canzone che mi viene in mente quando penso a Vecchioni. Il perché non lo so e neppure me lo sono mai chiesto, ma ricordo che me la faceva ascoltare spesso il mio amico cambianese Valter Felsini, grande estimatore e conoscitore del Professore, che mi ha insegnato ad apprezzarlo. Proprio nel giorno in cui sto scrivendo questo angolo Roberto Vecchioni compie i suoi 70 anni. Nato a Carate Brianza, vicino a Monza, da genitori napoletani, si laurea a 25 anni in Lettere Classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove resterà per alcuni anni come assistente in Storia delle Religioni, prima di intraprendere la carriera di docente di Italiano Latino e Greco al Liceo Classico, soprattutto il “Beccaria” di Milano e il “Bagatta” di Desenzano del Garda, una carriera che porterà avanti sino al raggiungimento della pensione, a prescindere dal grande e meritato successo che ha avuto e tuttora ha come cantautore. Il suo inizio fu come autore dei testi di molte canzoni musicate da LoVecchio, tra le quali mi piace ricordare “Donna Felicità” (1971) dei Nuovi Angeli. Da subito vengono fuori quelle che saranno le tematiche fondamentali ispiratrici dell’opera del Prof: la storia come metafora del presente, la nostalgia del passato e il tema del “doppio”. Grande tifoso interista nel 1971, anno super prolifico, scrive per la sua squadra del cuore il testo dell’inno “Inter Spaziale”, cantata dal calciatore Mario Bertini e musicata da Renato Pareti, altro suo storico collaboratore. Forse pochi sanno che di Vecchioni è stata la traduzione dei testi della fortunata serie televisiva giapponese a cartoni animati Barbapapà, derivata dalle strisce a fumetti nate in Francia. Il grande successo come interprete delle sue canzoni arriva nel 1977, con “Samarcanda”, e da allora un lungo elenco sino al trionfo al Festival di Sanremo nel 2011 con la struggente “Chiamami ancora amore”, vincitrice anche del Premio della Critica dedicato a Mia Martini. “La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio”, scrisse Victor Hugo, ed Ernesto Capasso, studioso vecchioniano, ha scritto che ” … i versi e le note di Vecchioni ci hanno aiutato a dare sostanza ai nostri stati d’animo e soprattutto hanno contribuito a dare voce ai silenzi che ci portiamo dentro.” Buon compleanno Prof, anche da parte della mia cara amica Laura, alla quale dedico questo angolo.

Fabrizio Scarpa – 26 giugno 2013 “il Mercoledì” numero 25 anno XIX

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