Sono su queste righe per ribadire ancora una volta la guelfoghibellinità della politica italiana, a tutti i livelli. Mi sembra giusto, per chi da due anni e mezzo mi sente tirare in ballo questo termine, anteporre una piccola spiegazione per chi non fosse….imparato. Guelfi e ghibellini erano due fazioni, nate in Europa all’inizio del XIII secolo, che sostenevano rispettivamente il Papa e l’Imperatore. Siamo nell’epoca di Dante Alighieri, il quale per distinguersi aderì alla sottofazione dei guelfi bianchi (che pur parteggiando per il Papa non erano affatto contrari alla necessità di avere un Imperatore) tanto da essere, secoli dopo, definito dal suo collega poeta Ugo Foscolo ghibellin fuggiasco in antitesi ai guelfi neri, integralisti papalini. Detto questo, mi trovo bene ad associare i ghibellini alle cammellate truppe veltroniane e i guelfi alle sempre più straripanti forze agli ordini di Silvio Unico, che si confrontano quotidianamente in una battaglia senza quartiere. Sia i guelfi che i ghibellini nostri contemporanei appaiono come schieramenti di tipo monocratico, con un solo capo supremo più o meno incontrastabile, e quindi molto, anzi troppo, simili fra di loro, ferma restando la democrazia nel frattempo acquisita storicamente dal popolo sovrano. Finita questa premessa ci troviamo in questi giorni di fronte a una ulteriore sconfitta della sinistra ghibellina (fuggiasca di natura?), schiacciata dallo strapotere della destra guelfa, anche grazie alle sue ataviche doti di autodistruzione. Un piccolo spaccato della nostra contemporaneità non molto lontano da quello che accadeva ottocento anni fa, solo per fare un parallelo. Una Sinistra mai così sinistra!
Fabrizio Scarpa – 17 dicembre 2008
“il Mercoledì” – numero 46 anno XIV

