Sono decenni che sappiamo, e non mancano di rammentarcelo, che il debito che ogni cittadino ha nei confronti dello stato, non fa altro che aumentare. Ricordo che molti anni fa ammontava a circa venticinque milioni di lire pro capite (correva l’era del pentapartito?), neonati e morituri inclusi. Tutto ha seguito il corso dell’Euro, e ora, indipendentemente dal fatto che la popolazione sia più o meno cresciuta, la cifra è salita a venticinquemila euro a testa (che croce!). Si tratta di una media statistica, e come tutte le statistiche considera il totale diviso alla pari tra tutti i censiti. Per cui se su cento persone interpellate si riscontra un consumo di trecento conigli all’anno, va da sé che a ciascuno vengono attribuiti tre conigli. Ora considerando il fatto che, per motivi puramente affettivi, molti, fra i quali chi vi scrive e l’Antico Saggio, non mangiano il coniglio, è certo che qualcuno consumerà più di tre conigli. Facendo tesoro di questo esempio potremmo tentare di risolvere la crisi che attanaglia la nostra economia. Ogni cittadino, da colui che appena ha incominciato a respirare fino a chi a malapena riesce ancora a farlo, si impegna a versare allo stato trentamila euro, risanando il debito pubblico e costituendo anche un fondo cassa che permetta al nostro Bel Paese di guardare con fiducia a un futuro finalmente sereno. Chiaramente ciascheduno, come nelle statistiche, dovrà contribuire in proporzione al proprio reale reddito, chi molto, molto di più, e chi molto di meno, alcuni anche rimborsati e, forse, finalmente soddisfatti.
Fabrizio Scarpa – 27 settembre 2006
il Mercoledì” – numero 38 anno XII


