Qualche giorno fa un cittadino italiano, titolare di una agenzia di leasing a Pistoia, ha comprato, pagandola profumatamente di tasca sua, una pagina sul Corriere della Sera, per rivolgere questo accorato appello: “Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito pubblico, sottoscrivendo i nostri titoli di stato (BOT, BTP, CCT), per uscire dalla crisi, per non svendere il nostro paese, per fare a meno del Governo e dell’Europa! Questo appello mi è costato un botto, non fatene carta da macero. Non si può pensare sempre di fare la rivoluzione dopo pranzo, in tanti hanno dato la vita per questo Paese, per la Libertà, noi possiamo dare almeno un po’ di soldi …”. Secondo un suo calcolo basterebbe che ogni italiano spendesse circa 5000 euro per comprarsi un pezzetto del debito e tornare a far salire i nostri beni e le nostre azioni. Non so se sarebbe sufficiente a sanare quella che è oramai una situazione disperata, anzi seria, ma potrebbe essere un buon inizio. Mangiafuoco cinque anni fa, esattamente sul numero 38 de “il Mercoledì”, uscito il 27 settembre 2006, proponeva una soluzione fantaeconomica per battere la crisi, che non era ancora così grave. Eccone uno stralcio: “Sono decenni che il debito dello stato non fa altro che aumentare. Da venticinque milioni di lire pro capite, neonati e morituri inclusi, seguendo il corso dell’Euro ora la cifra è salita a venticinquemila euro a testa. Si tratta di una media statistica che considera il totale diviso tra tutti. Esempio: se su cento persone interpellate si riscontra un consumo di trecento conigli va da sé che a ciascuno venga attribuito un consumo di tre conigli, ma considerando il fatto che molti, fra i quali chi vi scrive, non mangiano il coniglio, è certo che qualcuno consumerà più di tre conigli. Facendo tesoro di questo esempio potremmo tentare di risolvere la crisi che ci attanaglia. Ogni cittadino, da chi appena ha incominciato a respirare a chi a malapena riesce ancora a farlo, si impegna a versare allo stato trentamila euro, risanando il debito pubblico e costituendo anche un fondo cassa che permetta al nostro Bel Paese di guardare con fiducia a un futuro sereno. Chiaramente ciascheduno contribuirà in proporzione al proprio reddito, chi con molto di più e chi con molto di meno, qualcuno sarà anche rimborsato e magari soddisfatto.”
Naturalmente urgono amministratori oculati. Meditate!

Fabrizio Scarpa – 9 novembre 2011
“il Mercoledì” numero 41 anno XVII

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