Odo un ronzio di voci, una sopra l’altra, come se fosse uno sciame di calabroni. Non posso fare a meno di sentire quello che dicono le persone che stanno sedute ai tavolini del bar, dove sto tranquillamente fumando il mio amato sigaro toscano, mentre mi gusto un caffè ristretto, tassativamente amaro. Persone di tutte le età, apparentemente mature, discorrono tra di loro e mi pare che trattino argomenti seri, invece le mie orecchie cosa sentono? Un sacco di banalità e di sciocchezze! Due giovani donne parlano di come vendicarsi dei loro morosi, chiamandoli non per nome ma con appellativi che vi lascio immaginare. Una delle due aggeggia con il cellulare nuovo, di una nota marca e di elevato costo, che neppure sa usare. A un altro tavolo, un gruppetto di signore di età avanzata, di quelle che non si arrendono al passare degli anni, bionde, rugose e perennemente abbronzate, cintura e sandali, col tacco, pitonati, mostrano con disinvoltura scollature eccessivamente fuori luogo e sfoggiano vistosi gioielli. Parlano di moda, della borsa, firmata da uno stilista di grido, appena acquistata in un negozio sulla via maestra, dell’abbonamento alla palestra e delle partite a carte, della casa a Bardonecchia o a Sanremo. Tre uomini, probabili bancari rampanti, ben curati nella persona e nell’abbigliamento, con la borsa del NOTEBOOK a portata di mano, anche loro sanno fare bene bla bla bla, naturalmente su altri argomenti, automobili, sport, politica economia, donne. GOSSIP, BUSINNES, PILATES, GRIFFE, eccetera eccetera, tutti termini stranieri, come se la nostra lingua non fosse già sufficientemente ricca, vengono usati forse perché fa più CHIC! Ma perché tutto questo blaterare, quante parole spese inutilmente, le mie orecchie sono stanche, vorrebbero un tanticchio di silenzio, che notoriamente è d’oro e sovente dice più di tante parole. Pare proprio che sia più importante mostrarsi per ciò che si ha piuttosto che per quelli che si è. Qualcuno si lamenta del fumo del mio sigaro, nonostante si stia all’aria aperta, pago il mio caffè e mi allontano lentamente, così come me ne ero venuto, lasciandomi alle spalle il mondo e i suoi bla bla bla … !

Fabrizio Scarpa – 08 luglio 2009
“il Mercoledì” – numero 27 anno XV

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