“Vorrei essere amore per innamorarti // vorrei essere sole per riscaldarti // vorrei essere sonno per addormentarti // vorrei essere alba per risvegliarti // vorrei essere vento per accarezzarti // vorrei essere cielo per abbracciarti // vorrei essere pace per rasserenarti // vorrei essere pioggia, per poi asciugarti // vorrei che tu fossi aria, per respirarti”. Chissà quanti scritti come questo sono rimasti chiusi nel cassetto di qualche adolescente di ieri o di oggi, forse condannato a una eterna adolescenza. Per pudore, o per timore di essere irrisi, rimangono imprigionati tra le pagine ingiallite di un quaderno, insieme a un fiore rinsecchito, amo pensare a una rosa gialla. Qualcuno si è convinto, o peggio è stato convinto, di essere un poeta, altri sono stati veramente Poeti, poiché nel tempo hanno raggiunto il cuore di molte persone, e questa credo sia la POESIA. Quelle parole, spesso prigioniere, per me sono “spigoli”, punzecchiature del sentimento profondo, più o meno ingenue, più o meno toccanti. Scriverle fa bene all’animo, liberarle, come una farfalla dal bozzolo, può anche essere presuntuoso o coraggioso, ma a volte anche giusto, perché se è vero che le parole non nutrono, di certo aiutano a digerire, e non devono servire solamente a offendere e a fare del male, ma a essere sinceri, almeno con noi stessi.
Fabrizio Scarpa
il Mercoledì nr. 27/XIII – Moncalieri 11 luglio 2007

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