Evidentemente tutto quanto va troppo veloce per le mie possibilità fisiche e mentali, oppure sono troppo lento, forse già un poco antiquato. Negli ipermercati delle grandi catene di distribuzione mi perdo, anzi non mi ci ritrovo affatto. Entro per comperare una scatola di pelati e tutto l’occorrente per una bella spaghettata e dopo tre ore esco con il carrello colmo del “di tutto e di più”, talvolta senza le cose per cui ero entrato e delle quali mi ero nel frattempo completamente dimenticato. Scatolette, libri, dischi, penne, detersivi, ammorbidenti e assorbenti, bottiglie, lattine, cavatappi, imbuti, chiodi viti cacciaviti, e chissà che altro ancora, tutto mi strizza l’occhio dai vari espositori grattacielo, e tutto si tuffa con un doppio carpiato nel mio carrello già strabordante. Me ne rendo conto, la colpa non è di certo loro, degli ipermercati intendo, sono io, e come me temo tanti, a giudicare dalla coda alle casse tipo casello di Melegnano, che non sono, non siamo, in grado di resistere alla grande tentazione del consumismo. Come amo i piccoli cari vecchi negozietti di una volta, dove potevi entrare e comprare due mele due pere o due pagnottelle, mezzo chilo di grissini, due bistecche o un etto di mortadella o due etti di gorgonzola. Meglio ancora se tutte queste cose recuperate in diverse botteghe specializzate nei vari settori, alimentari e non. Guardatevi intorno, stanno rinascendo come in uno splendido sogno, buona ultima, ma non meno importante, nella bella nostra piazza in declivio, una boutique di goloserie e non solo. Ci vediamo lì!

Fabrizio Scarpa – 6 dicembre 2006
“il Mercoledì” – numero 49 anno XII

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