Mie care lettrici e miei cari lettori, non vi chiedo di condividere il mio pensiero ma semplicemente di prenderne atto, non ho la pretesa che sia la verità vera. Guardandomi intorno mi pare che tanti danni abbia fatto, e stia continuando a fare, la mia generazione, quella che ha creato il progresso ma anziché farne un buon uso ha finito per portare il mondo sull’orlo del baratro. Credo che per esprimere questo mio disagio non ci siano parole più azzeccate di quelle di una canzone di Giorgio Gaber (1939 – 2003), che mi permetto di riportare quasi integralmente.
“Non mi piace la finta allegria, non sopporto neanche le cene in compagnia, coi giovani sono intransigente, di certe mode, canzoni e trasgressioni non me ne frega niente. E sono anche un po’ annoiato da chi ci fa la morale … non vedo più nessuno che s’incazza. La mia generazione ha visto le strade, le piazze gremite di gente appassionata, sicura di ridare un senso alla propria vita … Non mi piace la troppa informazione, odio anche i giornali e la televisione, la cultura per le masse è un’idiozia … la tecnologia ci porterà lontano, ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano, c’è di buono che la scuola si aggiorna con urgenza e con tutti i nuovi quiz ci garantisce l’ignoranza. Non mi piace nessuna ideologia, non faccio neanche il tifo per la democrazia, di gente che ha da dire ce n’è tanta, la qualità non è richiesta, è il numero che conta. E anche il mio paese mi piace sempre meno, non credo più all’ingegno del popolo italiano, dove ogni intellettuale fa opinione ma se lo guardi bene … La mia generazione ha visto migliaia di ragazzi pronti a tutto che stavano cercando, magari con un po’ di presunzione, di cambiare il mondo, possiamo raccontarlo ai figli senza alcun rimorso, ma la mia generazione ha perso. Non mi piace il mercato globale che è il paradiso di ogni multinazionale e un domani, state pur tranquilli, ci saranno sempre più poveri e più ricchi ma tutti più imbecilli. E immagino un futuro senza alcun rimedio, una specie di massa senza più un individuo, e vedo il nostro stato che è pavido e impotente … sempre più allo sfascio e non gliene frega niente … Ma questa è un’astrazione, è un’idea di chi appartiene a una razza in estinzione.”
Era da poco iniziato il nuovo millennio, spero sinceramente che il “vento” cambi.

Fabrizio Scarpa – 27 luglio 2011
“il Mercoledì” numero 30 anno XVII

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