Ci siamo! Quello che in tanti anni le parti politiche non erano riuscite a fare, questa volta lo hanno fatto, nell’intimità della cabina, gli elettori. Nonostante una legge elettorale, definita “porcellum” dal suo stesso ideatore, che sembrava non poter garantire la governabilità, come dal cilindro di un mago è uscito un sistema quasi bipartitico, più di tipo nordamericano che non europeo. Due grossi partiti, nuovi nella forma (vedremo poi alla luce dei fatti se anche nella sostanza), ciascuno apparentato con una formazione più piccola: di tipo territoriale, radicata al “laborioso” nord, quella risultata decisiva nella vittoria finale dell’alleanza di centro destra guidata dal Popolo Della Libertà; giustizialista quella che, pur con un grande risultato, rimarrà all’opposizione al fianco del Partito Democratico. Al centro l’unica altra compagine superstite, guidata dal “coerente” Casini. Tutti gli altri spariti completamente, a cominciare dalla Sinistra Arcobaleno, a dispetto di un effimero tentativo di unità, ai socialisti fuori dopo oltre cento anni di più o meno gloriosa permanenza nel parlamento italiano, alle destre più o meno destre e a tutti i cosiddetti “nanetti” della politica. Ora, sul modello statunitense, anche noi abbiamo “falchi” e “colombe”, o per meglio dire “fagiani” e “quaglie”. Siamo giunti alla terza primavera del Cavaliere di Arcore e l’Italia ha il diritto, ma anche il dovere, di essere governata.

Fabrizio Scarpa – 16 aprile 2008
“il Mercoledì” numero 15 anno XIV

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