Una festa! Una festa che qualche animo ottuso ogni tanto tenta di abolire. Una festa che, come la Coca Cola (… e la “cugina” Pepsi!), viene dall’America, dagli States. Una festa legata anche al ricordo di un tragico evento: nei primi giorni del maggio 1886, precisamente a Chicago, una manifestazione di lavoratori, in sciopero davanti ai cancelli di una fabbrica di macchine agricole, venne repressa dall’intervento della polizia, con due morti e decine di feriti. Per protesta contro il brutale intervento della forze dell’ordine venne organizzato un altro grande raduno che nuovamente vide la polizia sparare, provocando numerose vittime, non solo tra coloro che protestavano. A questi tragici fatti seguì un “processo” con la conseguente impiccagione di alcuni sindacalisti, qualche manifestante e una manciata di anarchici. Uno dei condannati, prima dell’esecuzione, pronunciò le seguenti parole: “ … verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte”. Il Primo Maggio, già in vigore dal 1867, come Festa dei Lavoratori, vuole ricordare tutte le battaglie operaie, non solo quella per la conquista di un ben distinto diritto, cioé le otto ore di lavoro (… otto di svago e otto di riposo), e celebrare gli impegni profusi e i traguardi raggiunti in campo economico e sociale. In Europa fu resa ufficiale a Parigi dalla Seconda Internazionale Socialista, nel 1889, e dal 1891 venne festeggiata anche in Italia, trenta anni dopo l’Unità. Venne poi abolita durante il ventennio fascista, anzi fu anticipata al 21 di aprile, il Natale di Roma, per essere poi ripristinata subito dopo la fine della guerra. Con il passare del tempo, con il progresso, con la globalizzazione, purtroppo stanno “venendo a mancare” i festeggiati di quella che deve e dovrebbe sempre rimanere una festa importante: i lavoratori. Tra cassaintegrati, esodati, disoccupati giovani o diversamente giovani, precari, pochi sono rimasti coloro che hanno un lavoro giustamente retribuito, per una vita decorosa, un lavoro che dovrebbe essere un diritto di tutti, non un miraggio, perché per tutti ci dovrebbe essere rispetto. A torto questo giorno viene considerato una festa “rossa”, socialista, comunista, come se i “lavoratori” avessero un colore e non una dignità. Comunque buon Primo Maggio e auguri a mio figlio Ettore che in questo giorno mi ha fatto il regalo di nascere alcuni lustri fa, sotto in segno del Toro, nell’anno del mitico scudetto del Toro dei Gemelli del gol, Pulici e Graziani.

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