Già mi immagino la faccia dell’Antico Saggio quando leggerà quanto di seguito sto per elucubrare. Non posso fare a meno di pensare ai suoi commenti. Forse banale, di certo scontato, molto basato sui triti e ritriti luoghi comuni, ma proprio non me lo potevo risparmiare. Che cosa ci posso fare: ho fatto TRENTA, e allora mi pare giusto anche che “io” faccia TRENTUNO. Il gruppo italiano Hip-Hop, così battezzato, da un professore universitario, in una birreria di Torino, rifacendosi all’articolo della legge irlandese che regola la libertà di espressione, ha raggiunto, all’inizio degli anni novanta, il milione di copie vendute con l’opera prima “Strade di città” (che caldamente vi consiglio), e quindi merita di essere menzionato. Per ritornare ai luoghi comuni voglio “spezzare una lancia”, per ricordare che alla fine dei conti, per quanto vituperati e spesso demonizzati, sono alla base delle risate più sincere. L’acqua cheta, che una volta passata non macina più, fa crollare i ponti, quelli di Baracca, sotto i quali Pierino la fa e poi la misura trentatre, (trentatre trentini tutti e trentatre trotterellando mentre entravano in Trento). Si potrebbe andare avanti all’infinito, e vi invito a farlo, naturalmente ciascuno per proprio conto, perché ritengo sia un buon esercizio di memoria e di fantasia, giocherellando con le parole. Già proprio le parole che, se non pesate, possono fare molto male, ma che tante volte forse non nutrono ma (penso) possono aiutare a digerire.
Fabrizio Scarpa – 24 gennaio 2007
“il Mercoledì”- numero 3 anno XIII

