Riccardo Del Turco cinquanta anni fa. Ancora una volta è finito luglio, se ne sono andati sette dodicesimi di questo 2018. Tanto tempo fa questo era il periodo in cui la maggior parte degli italiani andava in vacanza. Quasi tutti le grandi aziende chiudevano per tutto il mese di agosto, le città si svuotavano e le località turistiche si riempivano di villeggianti assatanati. Negli alberghi, nelle pensioni o nei campeggi non si trovava un posto libero e si finiva per passare le settimane a cavallo dell’agognato ferragosto pagando di più per essere trattati peggio. Ferragosto deriva da “Feriae Augusti” (riposo di Augusto), una festività istituita dall’imperatore romano Augusto nel 18 a. C. per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’antico Ferragosto aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo dopo le grandi fatiche profuse nei mesi precedenti. Durante il ventennio fascista in Italia nacque la tradizione popolare della gita di Ferragosto, organizzata dalle associazioni dopolavoristiche. Veniva così offerta anche alle classi sociali meno abbienti, con gite a prezzi popolari, la  possibilità di vedere il mare, la montagna e le città d’arte e, poiché non era previsto il vitto, nacque anche la tradizione del pranzo al sacco. Fino alla metà del XX secolo  molti torinesi si recavano in riva al Po, vicino alla chiesa della Madonna del Pilone, per celebrare la Festa dle pignate a la Madòna dél Pilon (la Festa delle pentole alla Madonna del Pilone), pranzando al sacco o al ristorante. Antiche tradizioni e vecchie abitudini che ritornano poiché sono sempre di più coloro che in questo periodo non possono permettersi molto di più. In questi ultimi anni troppe aziende hanno chiuso definitivamente i battenti e molti si sono ritrovati senza lavoro un lavoro. Con nostalgia ripenso a quando con gli amici passavo le notti seduto al bar a osservare la marea delle auto in coda in partenza per le vacanze. Potendo scegliere preferivo fare le ferie a luglio o a settembre e rimanere ad agosto a lavorare e a godermi la tranquillità della città deserta. Anche questa volta è arrivata la fine di luglio, ma non è più la fine di luglio di una volta. Poi una notte di settembre me ne andai, il fuoco di un camino non è caldo come il sole del mattino …, cantava Augusto, indimenticabile voce dei Nomadi. A tutti le lettrici e a tutti i lettori auguro un agosto sereno, con un affettuoso arrivederci a settembre.

Tornerà settembre

Fabrizio Scarpa – 1 agosto 2018

“il Mercoledì” n° 31 anno XXIV

1 Comment
  1. Greetings! Very useful advice within this post! It is the little changes that produce the greatest changes. Many thanks for sharing!

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