Eravamo rimasti con il piccolo uomo, perplesso di fronte all’amletico dubbio se cedere o meno alle seducenti tentazioni del consumismo, rinunciando alla fedele moka, dal dolce nome di fanciulla (Alicia), e passando alla più moderna e “gratuitaminimacchinadabar” in grado di fornire cappuccini schiumati e caffè stretti o lunghi. Memore degli insegnamenti dell’Antico Saggio, si ribella agli ingranaggi del consumo, aguzza l’ingegno e, mettendo sottosopra cucina e ripostigli della sua modesta magione, trova nel fondo di un cassetto, prigionieri di ragnatele abilmente intessute, alcuni pezzi di preistoriche caffettiere, quelle ancora dell’omino coi baffi. Un filtro sotto, a evitare che la deliziosa polverina nera finisca nell’acqua , un filtro sopra a fare sì che l’acqua calda diventi buona pozione senza residui della stessa polverina. Ecco fatto un ottimo caffè, e con la miscela preferita. E dopo questa piccola rivincita dell’individuo sul progresso ipertecnologico, voglio lasciarvi con alcuni saluti per la pausa estiva. Buone vacanze a quelli che piangono tutto l’anno, e poi in ferie ci vanno. Buone vacanze a quelli che non hanno più lacrime, e con grande dignità si godono comunque il meritato riposo. Buone vacanze ai poveri di spirito che non avranno problemi con l’etilometro. Buone vacanze a quelli che “vai piano papà (o mamma)”, che è più probabile che arrivino prima di quelli che corrono come dei matti. E soprattutto buone vacanze a quelli che le faranno quando gli altri lavorano.

Fabrizio Scarpa
il Mercoledì nr. 30/XIII – Moncalieri 1 agosto 2007

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