Due “ragazzi” veramente irresistibili, uno nato nel 1943 (ricordate la canzone “4 marzo 1943”), l’altro nel 1951 (4 aprile), accompagnati dal bassista torinese Guido Guglielminetti e da altri sette (o forse otto) splendidi musicisti, hanno dato vita, nell’area spettacoli (stracolma) del Gran Parterre Juvarriano, tra le suggestive scenografie della Reggia e dei Giardini della Venaria, a un concerto durato oltre due ore e mezza. Lucio Dalla e Francesco De Gregori, più vispi che mai, hanno deliziato le migliaia di persone presenti con più di 30 canzoni (a un certo punto ne ho perso il conto). Tra queste alcune inedite, una delle quali, Gigolò, rivisitata nelle parole dai due artisti, sulla musica scritta nel 1929 dallo sconosciuto Nello Casucci, un pezzo che aveva avuto dei lampi di notorietà nelle interpretazioni di Thelonious Monk e di Marlene Dietrich. Gli anni non hanno fatto altro che migliorare Dalla e De Gregori, sia nell’uso della voce che nella dimestichezza con gli strumenti musicali, clarino, sassofono, pianoforte per Lucio, chitarra, armonica a bocca e ancora pianoforte per Francesco. Trenta anni dopo il fortunato tour di Banana Repubblic, si sono alternati in alcuni dei loro pezzi più amati dagli appassionati, mirabilmente riarrangiati, scambiandoseli talvolta o cantandoli a due voci, il tutto arricchito da simpatici scambi di battute. Lucio Dalla è sempre stato sulla scena molto gigione nel corso della sua lunga carriera, mentre Francesco De Gregori, fino a qualche tempo fa molto più serioso, forse per timidezza, mette sempre più in mostra una simpatica ironia. Personalmente ho seguito molto di più il Principe (De Gregori), del quale credo di non avere mai perso un concerto di quelli da lui fatti nell’area del torinese. In particolare ne ricordo due a Torino, uno nel 1976 (o 1977) al Motovelodromo di corso Casale, e l’altro al Teatro Colosseo, seguito praticamente in ginocchio, a causa dell’angusto spazio tra le file delle poltrone, più adatte ai Puffi. Dalla l’ho visto dal vivo raramente, ma non ho mai mancato di ascoltare le sue canzoni. Del resto a De Gregori mi lega una sorta di “amore” viscerale che, per quanto io ritenga Fabrizio De André il più grande, mi porta a mettere (affettivamente) il Principe un “pelino” più in alto.
Gran bella serata il 5 luglio, aspettando il disco per poter riascoltare questi due “ragazzi” irresistibili.

Fabrizio Scarpa – 7 luglio 2010
“il Mercoledì” numero 27 anno XVI

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