“Che tristezza!”. Non ho altre parole per esprimere il mio pensiero verso chi pratica la politica, a livello nazionale e locale. Chiedo venia, molto probabilmente ho una ricaduta nel mal sottile del qualunquismo. Vedo il gusto perverso di passare in qualche modo alla storia tagliandosi gli attributi per fare dispetto alla “consorte”, e non faccio riferimento agli ultimi fatti, né ho alcuna intenzione di fare esempi, basta ricordare la storia d’Italia dall’Unità in poi, anche se penso che nel nostro paese non esistano, e forse mai siano esistite, politicamente, Destra e Sinistra, e anzi che mai sia stata superata la “Guelfoghibellinomeschinità”. Vorrei capire se traditore o colpevole è chi cambia bandiera in senso orario o in senso antiorario, per meglio capirci da sinistra verso destra o viceversa. Nella mia testa, probabilmente bacata, lo sono tutti, o nessuno. Non esiste (purtroppo) una regola per cui chi fa il “salto della quaglia” viene automaticamente estromesso dall’agone politico. Non sempre il cambiare è segno di maturazione e intelligenza. E non sempre chi cambia mantiene memoria di quanto ha dichiarato in precedenza. Un paese è civile quando viene governato con un costruttivo confronto tra maggioranza e opposizione, quali che ne siano i colori, peraltro sempre più sbiaditi. Comunque,come disse Ghirighiz (un giorno ne parlerò), un convertito visto dall’altra parte è sempre un traditore.
Fabrizio Scarpa – 7 marzo 2007
“il Mercoledì” – numero 9 anno XIII
