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Categories: Teatro

Un bel vedere

Mi capita spesso di andare a vedere qualche spettacolo teatrale, molte volte per scelta, qualche volta per “dovere”. Per “dovere” perché dopo avere per tanti anni respirato la polvere dei palcoscenici mi trovo a fare parte di una qualche giuria in un qualche concorso, qui o là (… e ringrazio per la fiducia). Indipendentemente dal fatto che le compagnie siano di professionisti o di dilettanti, ogni tanto mi trovo di fronte a messe in scena che mi lasciano quantomeno perplesso, per non dire che non mi piacciono. Avendo fatto per tanti anni lo stesso mestiere (mestiere, non lavoro!) cerco sempre di trovare le cose positive, perché non posso non pensare all’impegno, alla fatica che costa dedicarsi al gioco del teatro, rubando del tempo prezioso al riposo, alla famiglia, che spesso viene coinvolta, almeno come pubblico. A volte mi capita di trovarmi di fronte a dei piccoli capolavori. “Comunque, donne!” al Teatro Comunale di Cambiano è stato una piacevole conferma di quanto mi aspettavo di vedere. Quattro attori, Franca Berardi, Fabrizio Gola, Alberta Magliano e Laura Marocco, molto bravi e ben diretti dalla Berardi, mi hanno fatto provare grandi emozioni, toccando il tema della maternità fallita o più o meno positivamente realizzata e quello dell’abbandono in amore, vissuto nelle sue sfaccettature “più forti, più viscerali, più femminili”. Brividi veri e propri, e non per il freddo, che era intenso ma per il quale ero bene attrezzato, ho provato in certi momenti per l’intensità delle interpretazioni dei quattro “ragazzi” dell’ElleTiCi.
Altri quattro attori, Valentina Storto, Diego Mariuzzo, Stefano Trombin e Marco Voerzio, della Compagnia Tre di Picche di Fiano, mi hanno divertito (in tutti i sensi) con una assai gradevole commedia in lingua piemontese (Come quando fuori piove), forse una delle più belle del “genere” alle quali mi sia mai capitato di assistere, della quale i tre maschi sono anche autori e registi. Situazioni comiche, momenti piccanti, battute esilaranti mai volgari, il tutto recitato con mestiere mettendo in campo notevoli tecniche di base, a dimostrazione del fatto che il teatro amatoriale può raggiungere anche livelli elevati. Otto attori, quattro maschi e quattro femmine, alcuni per me amici da sempre altri amici da adesso, che volentieri vedrei più a lungo in cartellone con questi due loro spettacoli, così diversi ma con eguale finalità, divertire divertendosi, intendendo il divertire nel suo significato vetusto, ossia ricreare (sollazzare) distraendo così l’animo dai pensieri della quotidianità. Per il momento comunque è stato un gran bel vedere.

Fabrizio Scarpa – 15 febbraio 2012
“il Mercoledì” numero 6 anno XVIII

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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  • che dire... grazie per l'apprezzamento perchè, al di là della gratificazione personale, è la conferma di un progetto, forse per certi versi "ardito", ma in cui ho creduto e continuo a credere molto e che conto non si fermi in quel di Cambiano, ma inizi a viaggiare e a farsi apprezzare anche fuori sede... però che fatica farsi rispondere!!! bacio. franca

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Mangiafuoco

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