Gli Egizi, dal 3100 A.C. per circa duemilacinquecento anni, sono stati una civiltà molto evoluta, hanno inventato non la catena di montaggio ma il “montaggio a catena”, avendo a disposizione miriadi di schiavi, manodopera a costo zero, tenuti appunto incatenati a poco più che pane e acqua, precursori del posto fisso, infatti lavoravano sempre nello stesso posto, essendo anche precari, precari nella vita giacché non vivevano molto a lungo. Hanno costruito le Piramidi, monumenti funebri, alcune dalle quali sono state scoperte (e saccheggiate!), mentre molte altre probabilmente giacciono ancora sotto la sabbia del deserto. La religione egizia era politeistica, cioé basata su più divinità, e prevalentemente zoolatrica, ovvero rivolta alla adorazione degli animali, basti pensare ad Hator (la mucca), ad Anubi (il cane) e a Bastet (il dio gatto), solo per ricordarne alcuni. Bastet, corpo di donna e testa di gatto, era simbolo della vita, della fecondità e della maturità, figlia prediletta di Ra, il Dio Sole, ne era uno degli occhi, e come tale veniva mandata ad annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi dei. Gli antichi egiziani, che chiamavano “myeu” il gatto, avevano addomesticato quelli che vivevano sulle sponde del delta del Nilo per combattere i topi che, infestando i granai, rischiavano di distruggere tutto quanto raccolto con grande fatica dagli schiavi. Non c’era casa, tempio o edificio senza la presenza di almeno un gatto, tenuto con ogni cura. Quando uno di questi felini moriva il padrone si radeva le sopracciglia in segno di lutto per l’animale e di rispetto nei confronti della Dea. Il culto di Bastet era molto diffuso e il gatto era protetto dalla legge, era vietato fargli del male e portarli fuori dai confini del regno, pena la morte. Furono i Fenici a contrabbandarli fuori dall’Egitto, facendone oggetto di commercio insieme ad altre merci preziose, poi i Romani li portarono nelle isole britanniche. Nella odierna Europa erano già presenti e da qui vennero diffusi in tutto il resto del mondo, viaggiando sulle navi su cui venivano imbarcati per combattere i soliti topi. Il “felis silvestris catus”, o uno dei suoi antenati il “miacis”, è presente sulla terra da circa 40 milioni di anni, viveva sugli alberi, i suoi denti erano fatti per dilaniare e strappare carne ed era un ottimo cacciatore grazie alla sua agilità.
A proposito di gatti, il mio compagno felino Pippo (detto Pippopotamo per le sue dimensioni) gira con la pelliccia anche in casa, a causa della temperatura polare di questo inverno.
(continua)
Fabrizio Scarpa – 8 febbraio 2012
“il Mercoledì” numero 5 anno XVIII
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