Caro Professoremariomonti, sono passati quasi otto mesi da quando sei stato chiamato alla guida di un governo di “tecnici” nel tentativo di evitare al nostro paese un ignominioso fallimento economico. Una azienda privata che si trovasse nelle stesse condizioni avrebbe già da tempo dovuto portare i documenti in tribunale, come si usa dire. Qualche mese fa ti ho scritto una lettera nella quale, oltre a farti gli auguri, dovuti e sinceri, riponevo in te una grande fiducia e tanta speranza, con la forte preoccupazione di saperti nelle mani di un Parlamento che pur appoggiandoti avrebbe fatto di tutto per impedirti di andare a toccare gli “amici degli amici” (e così va finire che come sempre “paga Pulcinella”). Non sto qui a riepilogare i provvedimenti presi fino a questo punto, ricordando solo le lacrime della ministra Fornero, credo a proposito della riforma pensionistica. Riforma pensionistica che ha finito per costringere persone ormai vecchie a lavorare ancora impedendo ai giovani di trovare finalmente un lavoro. Sul lavoro, scusa, mi hai profondamente deluso quando hai dichiarato che il posto fisso era monotono, insomma finiva per essere di una noia mortale. Certo per te è facile dire certe cose, dato che hai a disposizione quotidianamente una cifra che alla maggior parte dei lavoratori e dei pensionati deve bastare per un mese intero. A me non interessa quanto hai tu, o quelli come te, ma mi preoccupa fortemente quanto non hanno tutti gli altri, che mi pare siano sempre meno tutelati. Come ha avuto modo di affermare qualcuno ben più preparato di me “la monotonia non deriva dal lavorare in modo stabile e continuativo ma dal non poter scegliere che lavoro fare”, e io mi permetto di aggiungere dal non poter trovare un lavoro. Concludo! In questi giorni si fa un gran parlare della “spending review”. Nella mia conscia ignoranza mi chiedo perché non la si chiama più semplicemente “revisione della spesa pubblica”? Abbiamo una lingua che è la più ricca di vocaboli al mondo e usiamo termini inglesi per definire “il processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica, attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative, delle procedure di decisione e di attuazione, dei singoli atti all’interno dei programmi, dei risultati”. Caro Professore, hai per le mani un’occasione ghiotta: se riesci a non tagliare solo il numero degli impiegati pubblici ma metti finalmente le mani nei “posti giusti” potresti ricevere dal popolo italiano una meritata “spending … ovation”. Buon lavoro e a presto, è una promessa non una minaccia.
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