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Categories: Teatro

… mia piccola amica ti devo lasciar

Quante emozioni ho provato e anche una discreta dose di nostalgia per “i bei giorni passati” e per quegli amori mai finiti, rimasti nel fondo del cuore, come una piccola brace ancora accesa sotto la cenere! Assistere alla messa in scena di Addio Giovinezza, di Sandro Camasio e Nino Oxilia, al Teatro Comunale di Cambiano, mi ha riportato indietro di quasi trenta anni, quando su quello stesso palco c’ero anche io, nella parte di Leone, l’amico sfigato dello studente in medicina Mario, prossimo alla laurea, impegnato nella tenera storia d’amore con la dolce Dorina. Nella parte dei due innamorati protagonisti, oggi molto bene disegnati dalla bella Giulia Miniati e dal versatile Andrea Puglisi, c’erano Clelia e Nanni Tormen, il quale ha poi preso il volo per il “grande teatro”, chiamato da Gabriele Lavia, ed è stato sostituito da Maurizio Babuin, mentre la regia era di Sergio Vassallo. Quel testo mi è sempre stato molto caro, forse perché la vita quotidiana si era intrecciata con la finzione scenica e c’era molto di me in Leone ma anche tanto di Leone in me. Anni dopo, con una regia a quattro mani, io e Maurizio Babuin abbiamo riportato in scena questo spaccato della Torino di inizio Novecento, e accanto a noi c’erano Franca Berardi, Federica Dalmazio e tanti altri amici con i quali abbiamo condiviso la passione per il palcoscenico per molto tempo. Devo ringraziare il Laboratorio Teatrale di Cambiano che mi ha riportato indietro nel tempo, facendomi rivivere ad occhi aperti quei momenti così lontani. “Addio bei giorni passati, mia piccola amica ti devo lasciar, gli studi son già terminati, abbiamo finito così di sognar” è un verso della canzone Piemontesina Bella, che in qualche modo sintetizza la storia di Camasio e Oxilia, morti tutti e due molto giovani pochi anni dopo avere scritto questa bella storia, che divenne poi una famosa operetta, musicata da Giuseppe Pietri. Nel corso degli anni Addio Giovinezza fu il soggetto di quattro film e di due edizioni televisive, l’ultima delle quali vedeva nella parte degli innamorati Gigliola Cinquetti e Nino Castelnuovo. Non pretendo che molti concordino con me, ma io credo sinceramente che il tema semplice e puro di questa storia sia ancora attuale e affascinante, a più di cento anni di distanza, comunque ogni tanto chiudo gli occhi e torno a rivivere quei momenti che sono per sempre scolpiti dentro di me: “la gioventù non torna più, quanti ricordi d’amor …”.

Fabrizio Scarpa – 18 gennaio 2012
“il Mercoledì” numero 2 anno XVIII

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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