Siamo in “guerra”, il mondo è in guerra. Una guerra subdola, dove non volano bombardieri e non si spara (a parte le immancabili guerriglie, naturalmente!). Ma questa “guerra” si combatte nelle Borse, negli uffici finanziari, e le vittime sono i piccoli risparmiatori, quelli che con grande fatica hanno messo da parte qualcosa e lo vedono sparire nelle fauci degli speculatori. Forse tutto è partito, tanto per cambiare, dagli Stati Uniti, è solo una ipotesi, non una accusa, dove qualche anno fa è scoppiata una grave crisi economica, forse peggiore di quella del 1929. Niente corpi speciali, niente Marines, le truppe da assalto sono le agenzie di rating, quelle che realizzano ricerche e analisi sui titoli azionari e sulle obbligazioni e “sparano” valutazioni letali. Sono parecchie, ma le più importanti, e potenti, Fitch Ratings, Moody’s e Standard & Poor’s, stanno declassando con le loro valutazioni l’Europa (Germania a parte, per ora) dove l’avvento dell’euro ha messo in discussione lo strapotere del dollaro. L’arma letale pare essere lo spread, divenuto di grande attualità nel 2011, in particolare quello che riguarda la differenza dei tassi di interesse tra i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) italiani e i BUND tedeschi decennali, che ha raggiunto il record oltrepassando di oltre 500 punti (5%). Forse erano meglio le guerre classiche che prima o poi finivano? Comunque nessuno è infallibile, non bisogna dimenticare che proprio Standard & Poor’s aveva giudicato affidabili Enron, Parmalat, Lehman Brothers, per citare alcuni nomi altisonanti, che in seguito vennero dichiarate insolventi. Questo fa parte dell’Era dell’Apparenza, forse preludio alla fine del mondo annunciata dai Maya proprio per il 2012. Un’altra cosa di cui tanto si parla, anche con modellini in seconda e prima serata televisiva, è quanto successo nell’arcipelago toscano, all’isola del Giglio. Ma basta a giustificare quanto accaduto l’idiozia di un Comandante poi anche codardo? Quando si mandano per mare quasi cinquemila persone su una intera città navigante, la sicurezza non è mai abbastanza, invece spesso viene trascurata per far posto alla spettacolarizzazione, mettendo a repentaglio la vita di troppe persone, che si trovano in trappola come topi a pochi metri dalla costa, senza contare i rischi ambientali dovuti alla possibile dispersione nel mare di tonnellate di carburante. Non posso credere che un uomo possa fare tutto questo da solo, facendo passare un gigante marino vicino alla terraferma senza il consenso di qualcuno più in alto.
Fabrizio Scarpa – 25 gennaio 2012
“il Mercoledì” numero 3 anno XVIII
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