Il mondo del lavoro è da anni in crisi, la disoccupazione ha raggiunto percentuali assai gravi, con persone avanti con gli anni che si ritrovano improvvisamente a casa e giovani, anche laureati, che dalla casa dei genitori non riescono a schiodarsi. Per tutti costoro risulta inutile fare la fila all’ufficio di collocamento. La situazione è preoccupante tuttavia a renderla disperata ma non seria interviene in qualche modo il mondo della televisione, soprattutto con i reality. Non si può, e non si deve, di tutta l’erba fare un fascio, ma è innegabile che quello che ne viene fuori esaminando questi programmi è piuttosto disarmante. In alcuni casi per parteciparvi bisogna avere delle doti, magari canore, e fin qui niente di male, talvolta i migliori vanno avanti e magari uno su mille ce la fa. Purtroppo nella maggior parte delle volte ai concorrenti nulla viene richiesto se non di apparire. Vengono rinchiusi come cavie in ambienti ristretti, oppure abbandonati (si fa per dire) su un’ isola, a fare una sorta di dieta forzata, e le loro azioni e reazioni sono seguite minuto per minuto. A parte alcuni personaggi ex famosi alla ricerca di rilancio, la maggioranza viene scelta tra gli illustri sconosciuti, e qui sta il punto della questione. Senza entrare in particolari, questi programmi sono preceduti da selezioni alle quali partecipano migliaia di aspiranti più o meno giovani, attratti non tanto dall’idea di vincere ma di comparire in seguito come ospiti, profumatamente pagati, negli innumerevoli programmi di intrattenimento, dove gli eventi più assurdi vengono sottoposti a veri e propri esami autoptici. La visibilità che si spera di ottenere può instillare, in menti sovente labili, l’idea che quello possa essere uno sbocco lavorativo, con la prospettiva di essere pagati per fare lavori socialmente inutili, in una società dove molti sognano di fare le veline o i calciatori, e le veline vanno con i calciatori.
Fabrizio Scarpa – 21 gennaio 2009
“il Mercoledì” – numero 3 anno XV
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