Indipendentemente dalla grave crisi economica che oramai da anni attanaglia un po’ tutto il mondo, bisogna riconoscere che in Italia stiamo vivendo un momento storico unico, particolare. Questo anno 2013, già solo nei suoi primi quattro mesi, ci ha dato di vivere due momenti che saranno di certo ricordati nei libri di storia. Per la prima volta un Papa si è dimesso, di sua spontanea volontà, conscio dei suoi limiti fisici e ritenendo per questo di non essere più in grado di fare fede al suo ministero. Si è ritirato in preghiera continuando a vivere a poche centinaia di metri dalla abitazione del nuovo Papa, con il quale ogni tanto si trova a conversare e a pregare per il bene di tutti i credenti del mondo, ma anche per tutti gli altri. Benedetto XVI e Francesco scrivono una pagina importante per la Chiesa Cattolica e contribuiscono a riavvicinare alla fede quanti per svariati motivi se ne erano allontanati. Due Papi in vita, ma non un Papa bianco e uno nero a tramare nell’ombra, due Papi che convivono quasi a simboleggiare una rinnovata forza, che viene dalla loro umiltà, quella di Joseph Ratzinger che si è fatto da parte, e quella di Jorge Mario Bergoglio che ha voluto scegliere il nome di Francesco, il santo di Assisi, l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato, “è l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … come vorrei una chiesa povera e per i poveri!”. Che dire se non che l’inizio è fantastico. Mentre tutto questo accadeva, e accade nel piccolo Stato Pontificio, nella stessa città di Roma un’altra pagina di storia è stata scritta: per la prima volta, nella ancora breve vita della Repubblica Italiana, un Presidente è succeduto a se stesso. Infatti Giorgio Napolitano è stato rieletto alla più alta carica dello stato, accettando la rielezione per togliere l’Italia da una situazione politicamente vergognosa, venutasi a creare a causa dell’esito delle ultime elezioni politiche, che hanno portato ad una ingovernabilità dovuta alla grettezza alla inconsistenza alla ingenuità o alla mala fede delle varie parti politiche, vecchie o quasi nuove, che sembrano badare a tutto meno che agli interessi dell’Italia e ai gravissimi problemi di sopravvivenza in cui si trovano milioni di concittadini. Preferisco stendere un velo pietoso sugli ultimi accadimenti romani. Non so se Napolitano riuscirà a tirare questa nave fuori dalla tempesta, ma di certo merita rispetto e stima, a dispetto di quegli squallidi detrattori che hanno il coraggio di dileggiarlo. Avrà anche fatto degli errori, ma chi non ne fa?
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