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Categories: Teatro

Tempi strani …

“Affascinato dalle parole, dai loro significati e dai loro suoni, forse più un operaio imprestato alla musica, magari autore, cantastorie, cantattore, forse attore, difficilmente musicista sicuramente non-poeta” perché “come è vero che per fischiettare non bisogna essere musicisti, così anche per scrivere non occorre essere poeti”, dice di se stesso Simone Demaria. Trentenne, cambianese (un altro talento nostrano, non strano!), trapiantato a Milano per motivi … suoi, è tornato con nostalgia e affetto nella sua Cambiano, sul palco del Teatro Comunale, a chiudere, decisamente in bellezza, l’intensa stagione teatrale dell’ElleTiCi, con uno spettacolo che definire gradevole è riduttivo. Tempi strani senza lieto fine mette in scena le problematiche intime di un comune impiegato, con i suoi drammi personali e le sue nevrosi esistenziali, il tutto con una sottile vena ironica che fa sorridere, per non prendere il tutto troppo sul serio. Monologhi intriganti si succedono a canzoni che aiutano ancora di più a capire quale sia la realtà quotidiana, che spesso può rasentare la miseria, una miseria che, tra il pianto e il ridicolo, rimane tristemente la miseria di ogni giorno. Simone conosce molto bene De André, De Gregori, Guccini, dimostra di averli ascoltati da sempre, sono fondamento della sua cultura, patrimonio del suo pensare, ma mai, neppure per caso, finisce per fare il verso ai “maestri”, così come anche a cantautori a lui più contemporanei. Così pure c’è tanto Gaber in questo spettacolo di Teatro Canzone, perché se di certo a Gaber si ispira mai lo imita, anzi ne viene fuori con una sua personalità ben delineata. In scena due chitarre con le quali si accompagna nel canto, una piccola scrivania e uno sgabello e l’uso sapiente delle luci, per uno spettacolo che scivola via dolcemente. Simone suona, recita, canta testi e canzoni che ha scritto di suo pugno, e lo fa con grande naturalezza, si regala al pubblico con umiltà ma anche con sicurezza, ogni parola e ogni nota non rischia di andare perduta. Davvero un gran bello spettacolo, che a me personalmente ha lasciato la voglia di rivederlo, un giorno o l’altro, nel quale Simone Demaria si è avvalso della regia del fratello minore Lorenzo, altro talento cambianese, cresciuto alla scuola dell’ElleTiCi prima di approdare al Piccolo Teatro di Milano. Sentiremo ancora parlare di questi due fratelli talentuosi.

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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Mangiafuoco

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