Vivere liberi dagli oggetti, addio armadi e soprammobili, vi avevo accennato a Generazione Zero che non è un movimento artistico o letterario ma una filosofia di vita. Zero come il numero delle cose che si vorrebbe conservare. Una meta teorica (non si può vivere senza proprio nulla!) che incoraggia a disfarsi di quanto più possibile: meno vestiti, meno scarpe, meno suppellettili, meno libri, cd, dvd, meno di tutto. Eliminare il superfluo per concentrarsi sull’essenziale, non in nome di una scelta ascetica o ideologica, ma per scoprire che in questa rinuncia si può magari trovare una via verso una qualche “felicità”. Questo “culto del meno” è nato sulle due sponde dell’Atlantico, tra New York e Londra, per poi acquisire dimensioni “universali”. La crisi economica ha portato a considerare come si vive e come si spende tempo e denaro? O forse si era andati troppo oltre le possibilità e ora si cerca di tornare indietro? In questo “essere batte avere” si ritrovano persone di provenienza sociale, idee politiche e condizioni economiche completamente diverse, con in comune tre elementi. Uno è l’età anagrafica o comportamentale, giacché è più facile vivere con poco bagaglio se non si hanno figli, oppure se i figli se ne sono già andati da casa. Una scelta quantomeno da “diversamente giovani”, infatti questa “generazione zero” non può essere per “mentalmente” vecchi. Un altro elemento è la tecnologia che consente di eliminare materialmente libri, cd, dvd, conservandoli in formato digitale. Un terzo elemento è la mobilità, avere poche cose rende meno stressante cambiare casa, lavoro, città, nazione. Quei pochi oggetti, selezionati con un esame abbastanza “spietato”, rappresentano gli affetti, i ricordi, l’identità. Per fare scelte simili è necessario essere cresciuti nella società dei consumi: difficile desiderare di togliere se non si è mai avuto nulla. Alle condizioni giuste, tuttavia, il “meno è più” potrebbe diventare una rinascita, una liberazione. “Vogliamo tutto”, si gridava nel 1968 e nel 1977. “Non vogliamo niente”, rispondono quelli di “Generazione zero”. Niente di quanto si compra a dismisura, si ripone in un armadio o su uno scaffale, spesso per dimenticarlo lì.
Auguri a Mangiafuoco! Questo è il mio angolo numero 200, un bel traguardo, raggiunto grazie anche a Voi che mi leggete e al settimanale che mi pubblica da quasi cinque anni. Un abbraccio!
Fabrizio Scarpa – 17 novembre 2010
“il Mercoledì” – numero 42 anno XVI
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