Francesco De Gregori ha festeggiato il suo sessantaduesimo compleanno, il 4 aprile, qui a Torino, città che il Principe ama molto e dove è molto amato, con un concerto al teatro Colosseo di via Madama Cristina, che è stato un regalo per chi come me lo segue da sempre e una sorpresa per chi come il mio amico Luciano lo apprezzava ma non lo aveva mai visto dal vivo. La colonna portante della serata sono state le canzoni del suo ultimo album, uscito il 20 novembre scorso, quattro anni dopo «Per brevità chiamato artista». «Sulla strada» è un album che pubblico e critica hanno giudicato un lavoro profondamente ispirato che conferma lo straordinario stato di grazia creativa del cantautore romano: dalla canzone che è anche il titolo dell’album e del nuovo tour a «Guarda che non sono io», il Principe ha firmato nove gioielli, da annoverare tra i migliori della sua più che quarantennale carriera. Nella scaletta del concerto c’erano molti dei suoi pezzi più famosi, alcuni dei quali eseguiti in chiave rock dalla affiatatissima band (guidata dai torinesi Guido Guglielminetti e Alessandro Arianti), e una «Santa Lucia» teneramente dedicata all’amico Lucio Dalla. «Ogni sera mi piace vedere tante facce felici, persone di ogni età. E adesso, quando cambio gli arrangiamenti dei pezzi classici, il pubblico apprezza, è contento. Una volta c’era sempre chi storceva il naso. Credo abbiano capito che se rivisito una mia canzone non lo faccio “contro” il pubblico, anzi tento di dare qualcosa di più, qualcosa di nuovo. E apprezzano il risultato», così ha dichiarato il Principe nell’incontro che ha avuto al Circolo dei Lettori con fans e giornalisti, «Faccio il mio mestiere, scrivere canzoni è tutt’altra cosa dallo scrivere romanzi, o poesie, io sono un cantante, non ho mai pensato di diventare uno scrittore. Sono lavori diversi, entrambi molto rispettabili, entrambi belli. Ma io questo so fare, non altro». Lo sa fare molto bene quello che fa, e mentre ritorno a casa il mio pensiero va al 1976, al Motovelodromo di corso Casale, mio figlio Ettore aveva pochi mesi e stava nel passeggino, mentre tutti cantavamo «Rimmel» e «Alice» insieme al Principe. Allora era timidissimo, da qualche anno chiacchiera volentieri e dimostra apertamente di divertirsi. Che grande gioia essere lì l’altra sera a festeggiare il suo compleanno (nonostante l’infame scomodità dei posti per chi ha la “sfortuna” di essere alto), così come era stato fantastico il 4 aprile dell’anno scorso festeggiare il compleanno di Fiorella Mannoia al Palaolimpico. Non sarebbe male se l’anno prossimo tornassero a Torino a cantare insieme nel giorno del loro compleanno.
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