Di solito quando qualcuno arriva alla fine dei suoi giorni terreni si dice: è mancato oppure ci ha lasciati o, peggio ancora, è scomparso (più o meno prematuramente) o si è spento. Tutti giri di parole per non dire quello che è stato veramente. Nella vita può succedere di tutto e di tutto quello che può capitare l’unica cosa che di sicuro capita a tutti altro non è che la fine della vita. Ecco anche io mi sono rifugiato in un eufemismo per non usare quella parola. Mi viene alla mente Tiziano Terzani, grande scrittore e giornalista toscano, il quale, sapendo di essere gravemente malato e prossimo al capitolo estremo della sua esistenza, ha lasciato splendide pagine nelle quali, oltre a fare un delicato inno alla vita, testimonia il suo avvicinamento alla morte con grande serenità, un prepararsi ad abbandonare il proprio corpo, l’abito terreno. “Si tratta di capire che la vita e la morte sono due aspetti della stessa cosa. Arrivare a questo è forse la sola meta del viaggio che tutti intraprendiamo nascendo, un viaggio la cui direzione è dal fuori verso il dentro e dal piccolo sempre più verso il grande …”. Terzani, che negli ultimi anni si era ritirato all’Orsigna, sull’appennino pistoiese, ricorda l’importanza della fantasia, soprattutto ai giovani, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, nella quale riconoscersi. “Se mi si chiede che cosa lascio, ecco lascio pagine che forse potranno aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande …”. Abbiamo tutti paura a pronunciare la parola morte, forse proprio per questo negli annunci mortuari difficilmente si trova scritto “è morto”. La paura viene di certo da qualcosa di assolutamente sconosciuto. Quando ci muore qualcuno la cosa che proviamo più fortemente è la mancanza, l’assenza. Questo avviene per le persone, ma anche quando ci muore un compagno di vita a quattro zampe, gatto o cane che sia, il dolore è enorme, gli animali ci hanno dedicato la loro esistenza, disinteressatamente, non conoscendo la cattiveria. Non hanno bisogno di tante parole per farci sentire il loro affetto, non conoscono la menzogna, per questo il vuoto che lasciano è pesante da colmare.
Fabrizio Scarpa – 15 dicembre 2010
“il Mercoledì” – numero 46 anno XVI
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