Il 14 luglio 1789, nella sua residenza di Versailles, Luigi XVI, re di Francia, annotava sul diario, che teneva con grande scrupolo, semplicemente “rien” (niente). Quel giorno, diventato poi festa nazionale nel paese transalpino, era scoppiata la Rivoluzione con la presa della Bastiglia, la prigione-fortezza simbolo dell’ancien régime, della monarchia. La Francia e il mondo sarebbero cambiati, anche se all’interno di quel carcere furono trovati dai rivoltosi solo sette prigionieri (quattro falsari, due lunatici e un libertino). In verità quel “niente” annotato dal Re non si riferiva a quanto accaduto quel giorno a Parigi, ma al fatto che dalla quotidiana battuta di caccia era tornato a mani vuote. Luigi XVI restò ancora per tre anni “re dei francesi” prima di “perdere la testa” sulla ghigliottina nel gennaio del 1793. Ma quel “rien” dimostra lo scarso interesse da parte del monarca per la grave situazione in cui era la Francia sotto il suo regno. Una crisi economica, ereditata dal nonno Luigi XV, aggravata dalla dispendiosa partecipazione alla guerra di indipendenza americana, aveva messo la Francia in ginocchio e portato il popolo alla fame e, una volta venuto a mancare l’indispensabile alla sopravvivenza, alla gente non era rimasto altro che scendere in piazza. Più di duecento anni sono passati e i potenti continuano a riempire di “rien” i loro diari. Il mondo intero, l’Europa, l’Italia stanno attraversando una crisi economica di proporzioni devastanti, eppure pare che non se ne voglia prendere atto. Qui da noi (è giusto guardare quello che accade in casa nostra prima di mettere il naso nel piatto dei vicini) si continua a dire che la crisi è in via di superamento, che non è così grave come in altri paesi. Ma la disoccupazione aumenta, il valore del denaro diminuisce e il debito pubblico cresce in maniera paurosa. L’incapacità dei nostri governanti, o peggio l’inettitudine, la corruzzione, la collusione, il non voler guardare in faccia la realtà, anzi il cercare di fare vedere una realtà che non esiste, insomma lo scrivere “rien” nel diario quotidiano a cosa ci potranno portare? Ormai assistiamo a continui tentativi, spesso riusciti, di far passare leggi atte a proteggere i corrotti, ad alzare l’età per andare in pensione, creando grave discapito ai giovani che così non potranno trovare un lavoro. Finiamola qua, mi infastidisce cedere al pessimismo, ma onestamente non vedo una via di uscita e mi sembra che si non faccia altro che buttare fumo negli occhi, nel becero tentativo di far credere che tutto va bene. “Rien” (niente)!
Fabrizio Scarpa – 14 luglio 2010
“il Mercoledì” numero 28 anno XVI
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