Mi è capitato di osservare un folto gruppo di bambini in azione in un parco, intenti a divertirsi nei semplici giochi all’aria aperta, correre e saltare felici per ore, tolto qualche piccolo incidente, dovuto a un errato atterramento sulle ginocchia o sui denti, peraltro subito superato grazie all’immediato soccorso di mamme zie nonne e parenti vari. I giochi all’aria aperta, dicevo, non richiedono altro che una bella giornata di sole, un poco di spazio e magari un pallone dietro al quale correre fino a diventare paonazzi. Ero alla festa di compleanno di mio nipote (già, sono nonno!), sei anni, un momento importante, fondamentale secondo me, nella vita dei cuccioli di uomo. L’età in cui si va a scuola, si impara a leggere, a scrivere, “a far di conto”, in cui si hanno le prime piccole responsabilità, si fanno delle scelte, un poco guidate dai genitori: giocare al calcio o fare danza o andare a judo o dedicarsi al tennis o al nuoto, che “fa tanto bene”. Naturalmente per chi se lo può permettere, perché non si può non pensare a quanti sono i bambini nel mondo che vivono in condizioni disumane. Vedendo quella “frotta” di bambini felici muoversi con grande naturalezza, il mio pensiero è andato inevitabilmente ai ricordi di mio figlio, quando aveva quella età (e sono passati poco meno di trentanni), ma anche, seppure con molta difficoltà, a quando io avevo sei anni (quasi cinquantacinque anni fa). I giochi da fare all’aperto sono sempre gli stessi, quelli che permettono di socializzare, di stare di più in gruppo, in “compagnia”, di divertirsi davvero con poco. Sono i giochi che i bambini ancora oggi continuano a preferire, pur senza nulla togliere a quelli elettronici, che comunque si fanno in casa, al chiuso, e che secondo me un tanticchio anche rincitrulliscono. I sei anni fanno parte di quella che si può chiamare “età dell’incoscienza”, anche se guardandomi intorno e vedendo come si comportano i politici, i capi delle industrie e delle banche, e tutti coloro che hanno in mano il destino dei popoli e del mondo, nessuno mi può togliere dalla testa che si starebbe molto meglio se si imparasse di più dai bambini.
Fabrizio Scarpa – 22 settembre 2010
“il Mercoledì” – numero 34 anno XVI
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